07/01/2021 di Manuela Antonacci

La questione spinosa dei farmaci bloccanti della pubertà, un duello in atto

Ormai, la questione controversa delle prescrizioni dei farmaci bloccanti della pubertà, sta esplodendo in tutta la sua forza in Inghilterra e non solo.

Sicuramente un importante precedente che ha portato il problema all’attenzione pubblica è stato il caso di Keira Bell, una ragazzina pentita del suo processo di transizione che con grande difficoltà sta cercando di riconvertire e che, per questo motivo, ha fatto causa al Tavistock, la clinica di genere londinese, tramite la quale ha potuto iniziare il "cambio" di sesso, a soli 16 anni, per modificare le sue sembianze da femminili a maschili.  Una “cura” che però, negli anni, le ha procurato gravi danni fisici, motivo per cui ha denunciato la clinica e ultimamente ha vinto la causa.

Il caso di Keira non è l’unico, in merito ai danni fisici procurati dagli ormoni bloccanti. Infatti, ultimamente, un endocrinologo californiano, il dottor Michael Laidlaw, ha mostrato su Twitter una bozza di un articolo scientifico del 2020 sull’argomento. In particolare la fascia d’età dei giovani transgender, ai quali erano stati somministrati i farmaci, presa come campione d’esame, in questo caso, era compresa tra i di 12 e i 15 anni. Lo studio in questione, come spiega Laidlaw, avrebbe confermato una "massiccia diminuzione della densità ossea di questi pazienti rispetto ai loro coetanei", tramite un grafico che ne mostrava la diminuzione graduale nel tempo, soprattutto sulla spina dorsale.

Eppure la questione non è affatto conclusa, anzi, c’è proprio una battaglia in atto se si pensa che nonostante la vittoria di Keira sul Tavistock e le evidenze medico-scientifiche contro i farmaci bloccanti, ultimamente, il Greater Glasgow and Clyde, un importante ente sanitario scozzese, ha dichiarato che continuerà a fornire i suoi servizi alla Sandyford Sexual Health Clinic, una clinica di genere in cui vengono somministrati gli ormoni bloccanti ai minorenni. La motivazione addotta ha ben poco di scientifico, ovvero che, quanto deciso dall’Alta Corte britannica, in merito a Keira Bell sarebbe “una decisione inglese” e dunque la pratica di somministrare i farmaci “rimarrà così com’è”, secondo il Grater Glasgow.

Una questione davvero controversa che fortunatamente, non incontra il favore di molti. Infatti ultimamente un rappresentante politico texano, Steve Toth, ha presentato un disegno di legge che definisce tutte le procedure che mirano alla “transizione”, al “cambio” di sesso, nei minori, come veri e propri abusi. Toth sostiene che sia infatti, a dir poco mortificante l’idea che un bambino di sette anni possa subire certe procedure mediche, per di più autorizzate da un giudice.

Perciò, se il disegno di legge in questione passasse, verrebbero non solo vietati i farmaci bloccanti della pubertà, ma interventi chirurgici su minori, tra cui castrazione, vasectomia, isterectomia, ovariectomia, penectomia, falloplastica e vaginoplastica. Tutte queste procedure, infatti, rimuovono gli organi sessuali o li modificano chirurgicamente in quelli del sesso opposto.

Un duello non da poco, dunque è in atto,  in cui si affrontano ideologia e dato scientifico e nel quale si spera e ci si augura, prevalga unicamente l’interesse per la salute e il benessere psico-fisico dei piccoli pazienti, che, si auspica, non vengano utilizzati più, in futuro, come cavie da laboratorio per dimostrare la sensatezza di certe teorie che di fantasioso hanno molto e di scientifico hanno molto poco.

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