18/11/2019

La pubblicità della Renault Clio e il relativismo della carne

La nuova pubblicità della Renault Clio è un vergognoso spottone all’acronimo senza fine che conosciamo bene, ma in questo caso si è andati veramente oltre. Tuttavia andiamo con ordine e partiamo dalla trama: le protagoniste sono due ragazzine, una delle quali visita la Francia come parte di un programma di studio che prevede la permanenza di uno studente straniero all’interno di una famiglia del luogo. Qui conosce una ragazzina della sua stessa età con cui inizialmente stringe un’amicizia innocente che, negli anni, si trasforma in una vera e propria storia sentimentale.

Siamo di fronte al solito endorsement verso l’onnipresente e iper-pervasivo mondo arcobaleno che, veicolando autentiche balle scientifiche e antropologiche e, non avendo appunto la forza della verità dalla propria parte, non può che diffondere le proprie idee attraverso un martellamento continuo e insistente.

Ma stavolta ci si è davvero superati: sì perché non basta la legittimazione automatica di qualunque tipo di amore, avendo cura di mettere rigorosamente da parte l’aspetto della razionalità e della moralità, pena essere considerati “omofobi”, ma qui si arriva a chiamare il bene male e il male bene.

La storia infatti evolve con il matrimonio da parte di una delle due ragazze che viene ripresa mentre, con un muso lungo fino al pavimento, varca la soglia della chiesa in abito da sposa accanto a suo marito e alza, invece, lo sguardo verso la donna con cui aveva amoreggiato tempo prima che sembra essersi piantata lì, come a ricordarle una promessa tradita.

Così, scossa da tale scena, qualche tempo dopo il matrimonio, la neo sposa decide di lasciare la sua famiglia appena formata e di scappare verso il suo “vero amore”, come presa da un senso di colpa improvviso (che forse avrebbe dovuto essere diretto verso il povero marito, ingannato prima e sedotto e abbandonato dopo). Tutto questo “struggimento amoroso” condito ad arte con la canzone di sottofondo, “Wonderwall” degli Oasis che narra, appunto di un amore tormentato, che procede per vie traverse, contro tutto e tutti (quanto acchiappa consensi l’equivalenza amore= sofferenza!) e mentre le due donne, di cui una fedifraga (ma che importa, in tutto questo pullulare di “love, love, love”, questo è e rimane solo un dettaglio infimo e meschino) si abbracciano con passione e sguardi svenevoli, risuonano le parole della canzone “Forse perché sarai colei che mi salverà”, ripetute più e più volte, perché il messaggio risuoni forte e chiaro nella mente del pubblico.

In tutto ciò è curioso notare, ancora una volta, come le coppie dello stesso sesso vengano rappresentate sempre in relazioni idilliache, in cui i dissapori caratteristici di qualunque relazione sentimentale non sono contemplati. Come se si trattasse di realtà angeliche, in cui l’amore è perfetto e molto più romantico e intenso di qualunque altra, “noiosissima” relazione etero.

Il messaggio della Renault, però, va oltre l’idealizzazione delle coppie omosessuali perché rappresenta la verità come una sorta di triste prigione e presenta la trasgressione, essa stessa come unica verità, in quanto fondata su un impianto puramente sentimentale che si legittima da solo, sulla base della semplice volontà del soggetto e poco importa se certe scelte siano obiettivamente giuste o sbagliate o se danneggino qualcuno: a te fa stare bene? Sei felice così? Buon per te! Così è…se vi pare!

 

di Manuela Antonacci

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