15/10/2025 di Redazione

La proposta schock del PD che vuole assoldare le ostetriche per gli aborti

Promuovere ancora di più - come se già non fosse abbastanza - l’aborto e fare di tutto per aggirare il ruolo dei medici obiettori di coscienza. E’ in sostanza questo l'obiettivo della proposta schock di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che pochi minuti fa hanno presentato un disegno di legge - a prima firma del senatore Andrea Crisanti (Pd) - per estendere la facoltà di tale pratica anche alle ostetriche. La presentazione è avvenuta questa mattina - tra l’altro con una macabra coincidenza, quella della Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale - presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, dove è stato esposto alla stampa il Ddl intitolato “Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 in materia di attività di competenza dell’ostetrica”. Alla conferenza stampa, dal titolo altrettanto eloquente “Interruzione volontaria di gravidanza: più accessibilità per garantire i diritti delle donne”, hanno partecipato, oltre allo stesso Crisanti, anche la senatrice Elisa Pirro (M5S) ed erano presenti in sala alcuni altri esponenti dell’opposizione.

Nel mirino l’obiezione di coscienza

Il vero scopo del Ddl Crisanti è a tutti gli effetti quello di aggirare la tutela dell’obiezione di coscienza prevista dall’articolo 9 della legge 194. Estendendo la platea dei soggetti abilitati all’aborto, i promotori sembrano infatti voler scavalcare i medici obiettori, come se la loro libertà etica e professionale fosse un intralcio da rimuovere. In realtà, PD e Movimento 5 Stelle da tempo descrivono l’obiezione di coscienza come un “ostacolo” alla piena applicazione della 194, dimenticando che si tratta di un diritto e soprattutto cavalcando una narrazione falsa e tendenziosa, ovvero quella che etichetta proprio i medici obiettori come la causa di un’emergenza nazionale che vedrebbe molte donne impossibilitate ad accedere all’aborto. Ma non esiste in Italia alcuna emergenza dovuta al numero di obiettori: i dati del Ministero della Salute mostrano che l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza è garantito ovunque e in modo regolare e nelle province e regioni dove ci sono delle lacune o ci sono meno possibilità si tratta di questioni annose della sanità locale, né più né meno come la mancanza di posti letto o di accessibilità a cure oncologiche e di altro tipo. La narrazione secondo cui “servono più medici non obiettori per garantire più aborti” è dunque una costruzione ideologica, che punta a zittire chi difende la vita e a rendere l’aborto sempre più normale, diffuso, “accessibile” e accettato.

Stravolto ruolo delle ostetriche

Il disegno di legge Crisanti sembra essere anche un attacco diretto alla dignità e alla missione dell’ostetrica, figura professionale nata per aiutare a dare la vita, non a toglierla. L’ostetrica, infatti, accompagna la madre prima, durante e dopo il parto, ne tutela la salute e la sostiene nell’accoglienza del suo bambino. Stravolgere questa vocazione per trasformarla in chi pratica aborti significa snaturare la sua identità e distruggere il senso più profondo della sua missione. Ma i rischi non si fermano qui: consentire a personale non medico di praticare interruzioni volontarie di gravidanza riduce drasticamente le garanzie di sicurezza clinica. L’aborto, che già di per sé è sempre una tragedia e un momento doloroso, verrebbe così trasformato in un atto para-sanitario, con tutele minori per la salute fisica ed emotiva della donna stessa. Si rischia, quindi, una deriva che svilisce non solo la professione sanitaria, ma anche il valore stesso della maternità, ridotta a un “problema” da gestire anziché a un dono da proteggere.

Ideologia contro maternità e pro life

Durante la conferenza stampa di questa mattina è emersa in modo evidente questa spinta ideologica. In modo sottinteso, ma eloquente, è stato di fatto affermato che la maternità non è un dono ma un problema da risolvere, alla stregua di una malattia. Dalla senatrice Pirro, infatti, è stato detto che «negli ultimi anni le IVG sono calate» anche grazie a una «maggiore prevenzione». Ma prevenzione da cosa? Dall’accogliere una vita? Dal diventare madre? Il termine “prevenzione”, infatti, si usa per le malattie, non per i figli. Parlare di “prevenzione” in questi casi rischia di equiparare la maternità a una patologia e la nascita di un bambino a un evento da evitare. Non solo: nel corso della conferenza stampa sono state attaccate le associazioni pro life, accusate di esercitare «indebite pressioni sulle donne che vogliono abortire» con tentativi di dissuasione dal punto di vista economico o sociale. Una dichiarazione tanto grave quanto falsa. Le associazioni che prestano servizio presso ospedali o consultori - e, lo ricordiamo, Pro Vita & Famiglia NON è tra queste, perché si occupa di altro - non esercitano pressioni, ma offrono sostegno, ascolto e aiuto concreto alle donne in difficoltà. Offrono quindi alternative all’aborto. Infine, un’altra dichiarazione di Crisanti ha rivelato in pieno il carattere ideologico di questo disegno di legge, nel momento in cui ha parlato di voler, con questa legge «rompere una convenzione» per cui alcune figure sanitarie, come ostetriche o infermieri, non sarebbero considerate degne di «poter svolgere interventi medici di routine». Ecco, definire l’aborto un intervento di routine è qualcosa di agghiacciante e profondamente ideologico. Significa ridurlo a un gesto tecnico, a una normale incisione col bisturi, come se si trattasse di un’operazione qualunque, ignorando completamente che si sta parlando della soppressione di una vita umana.

L’ipocrisia della proposta

È sconcertante, poi, che un simile disegno di legge arrivi in un Paese che sta vivendo una crisi demografica senza precedenti. Mentre in Italia, infatti, nascono sempre meno bambini, e intere regioni e paesi si svuotano, la sinistra propone leggi per incrementare gli aborti e rendere più facile sopprimere la vita nascente. È l’ennesima manifestazione di quella cultura della morte che da anni mina le fondamenta della nostra società, spacciando l’aborto per progresso e libertà, come ha anche dichiarato Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus. Nel commentare «la proposta schock della sinistra», Ruiu ha ricordato le parole di ieri di Papa Leone XIV al presidente Mattarella, con le quali il Pontefice ha sottolineato alle istituzioni «il dovere di proteggere la vita dal concepimento alla morte naturale». Ruiu si è poi augurata che «i pochi esponenti cattolici rimasti nel Partito Democratico» possano avere «un sussulto di coscienza e si oppongano la deriva laicista in corso nel loro partito».

 

 

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