31/07/2022 di Fabrizio Cannone

La propaganda Lgbt per i dipendenti comunali. Con i soldi dei contribuenti

La propaganda Lgbt ora arriva anche nella pubblica amministrazione, in particolare a Roma Capitale. È quanto emerge da una notizia diffusa da RomaToday, che dà conto di aver preso visione di una nota – datata 26 luglio 2022 – nella quale si spiega la proposta di una serie di corsi preparatori, erogati dalla Scuola di formazione capitolina, per insegnare ai dipendenti ad essere rispettosi delle differenze legate all'orientamento sessuale, in particolare modo quelli che hanno più diretto contatto con l'utenza: dunque Anagrafe, Polizia locale, Servizi sociali. Una nota che sarebbe stata inviata dalla direttrice della scuola, la dottoressa Adele Tramontano, e dalla dottoressa Antonella Caprioli a capo del dipartimento Pari opportunità, alle strutture di staff e territoriali e agli uffici del personale.

Ormai, però, lo sappiamo. In questi casi è facile intendere che la locuzione «essere più rispettosi» sia un qualcosa di troppo ambiguo e ideologico, tanto da rischiare di scivolare verso un ipotetico lavaggio del cervello.

Crisi economica, inflazione alle stelle, crollo del governo, per non parlare degli annosi problemi della città di Roma: ma cosa importa se sul piatto privilegiato della bilancia ci sono da tutelare i presunti “diritti Lgbt+”? Tutto ciò, in realtà, stupisce poco se pensiamo che proprio la giunta Gualtieri, alle tematiche di genere e alle differenze di orientamento sessuale, in chiave anti discriminatoria, ha dedicato una scrivania specifica e inedit: l'ufficio diritti LGBT+.

Qualcuno però faccia notare al sindaco che i “diritti Lgbt+” nella Costituzione della Repubblica non compaiono. Come non compaiono quelli dei postini, dei banchieri o delle sarte. La persona, infatti, è portatrice di diritti specifici in quanto persona e non per le tendenze sessuali che ha, o che dice di avere. I diritti dei fans del Pride o dei tifosi dell’Inter non esistono: esistono i diritti delle persone e basta. Inventarsi categorie nuove, specie quando sono ideologicamente strumentali, aumenta le divisioni e le tensioni, a prezzo però di non avere più giustizia e uguaglianza per tutti davanti alla legge.

I corsi, che per ora non sarebbero obbligatori, avrebbero inoltre l’obiettivo di eliminare «gli stereotipi e le discriminazioni basate su orientamento sessuale e sull'identità di genere che possono essere inconsapevolmente applicate durante la pratica professionale». Bello, anche se non significa granché. A tal proposito, per quanto riguarda buttare al vento i soldi di chi paga le tasse, Libero parla di 20 mila euro «a sostegno della comunità arcobaleno». Allora si potrebbero organizzare corsi anche contro la discriminazione dei grassi, dei magri, dei nani, dei maestri, dei preti e di mille categorie che probabilmente vengono maltrattate o schernite da qualcuno.

Il consigliere della Lega Fabrizio Sartori ha notato che con questa iniziativa «appare chiaro che il Campidoglio considera purtroppo i suoi dipendenti come persone grette, ignoranti, arretrate, senza cultura e, naturalmente, senza professionalità». E che, con tutti i bisogni di Roma Capitale, «I soldi per la formazione potrebbero essere spesi meglio». Ovviamente.

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