09/09/2022 di Manuela Antonacci

La prima Giornata Mondiale contro l’Aborto. Ce la racconta Massimo Viglione

Ieri, 8 settembre, è stata celebrata la prima «Giornata mondiale contro l’aborto», in occasione della Natività della Beata Vergine Maria. Un’iniziativa pensata e voluta dal Comitato Liberi in Veritate, a cui hanno aderito diversi esponenti del panorama pro life. Abbiamo intervistato il vice presidente del Comitato Liberi in Veritate, Massimo Viglione, per saperne di più.

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Come nasce l’idea di questa Giornata?

«L’artefice è Antonio Bianco, coordinatore della Triarii tv e anche cofondatore del Comitato Liberi in Veritate. L’idea nasce dalla necessità di rispondere a quello che sta accadendo intorno a noi, pensi alla dichiarazione dell’Onu di qualche giorno fa: l’aborto sarebbe un diritto quando la donna viene stuprata. Una cosa inaccettabile che cerca di aprire la porta ad ulteriori sviluppi. Non scordiamoci poi quello che i liberal americani stanno cercando di portare avanti, ovvero l’aborto fino al nono mese. E’ un campo di battaglia che noi intendiamo estendere fino all’eutanasia, perché il piano di fondo è sempre lo stesso: eliminare le persone legalmente. Per questo vogliamo fare un piano ulteriore rispetto alle meritevoli battaglie pro life».

A proposito di “salto di qualità”: le battaglie pro life hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma voi fate riferimento ad un salto spirituale. Forse perché sembra essere una cecità generale sull’argomento?

«Naturalmente tutta la società laicista è a favore dell’aborto. Anche nel mondo cattolico si sente il problema, perché spesso c’è omertà su queste cose. Inoltre quella dell’aborto non è solo una questione umana e bioetica, ma è anche una questione spirituale. Anzi, soprattutto spirituale, le forze abortiste sono infatti mosse da forze soprannaturali. Noi dobbiamo correre ai ripari con la preghiera e con l’adorazione, con la Santa Messa e con Il Rosario, con le armi che Dio ci ha fornito».

Non trova che dietro al fare figli si sia affermata una visione utilitaristica? Si oscilla tra due poli opposti: o il figlio concepito come un diritto a tutti i costi o il figlio come un impedimento da eliminare senza tanti scrupoli?

«Sono totalmente d’accordo: sono due estremi. C’è anche il figlio da ordinare, come uno che ordina la piazza una sera. Oltre alle coppie omosessuali che tipicamente li comprano, ci sono anche quelli che voglio un figlio da soli. E’ proprio un’idea utilitaristica dell’essere umano che è inaccettabile. Paradossalmente, dunque, non è solo chi uccide l’innocente, ma anche chi lo tratta come merce, a dimostrare di concepire l’essere umano come bene di consumo. E se accettiamo questo, accettiamo anche l’eutanasia».

Ci sono varie vittime dell’aborto (il bambino, la madre, il padre). In un certo senso è una giornata “a favore” di queste vittime?

«Proprio ieri il nostro Comitato ha tenuto un collegamento con il Messico, in cui dicevamo che non solo difendiamo la vita del bambino, ma anche quella delle madri che rimangono sempre e per sempre traumatizzate da questo evento. Io stesso conosco esempi di donne che hanno abortito e che lottano per la vita, ma che hanno ancora una ferita. Noi lottiamo anche per una categoria che non si nomina mai: medici e infermieri che si fanno coinvolgere in tutto questo».

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