23/06/2022 di Fabrizio Cannone

La politica insiste pericolosamente su droga e cannabis, nonostante l’ultimo allarme di San Patrignano

La droga, qualunque droga, fa male alla salute e alla società. Questa potrebbe essere la sintesi del comunicato che è stato appena emesso dalla ben nota comunità di recupero di san Patrignano, sita nel riminese.

San Patrignano, per chi non lo sapesse, è un’importante comunità di recupero, che in oltre 40 anni di attività ha aiutato circa 26.000 giovani ad uscire dalle difficoltà conseguenti all’uso e all’abuso di droga, alcolismo e gioco d’azzardo.

In un recente comunicato, pubblicato il occasione della Giornata mondiale contro la droga, che si celebrerà domenica 26 giugno, ha fatto un bilancio fondato «sull’analisi tossicologica dei 327 ragazzi e ragazze che hanno fatto il loro ingresso in comunità fra maggio 2021 e aprile 2022».

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Tra le cose senza dubbio positive, emerge il calo dell’uso delle siringhe e del consumo di droghe sintetiche (ecstasy, amfetamine, allucinogeni). I dati restano però seri e preoccupanti. Quasi tutti coloro che entrano nella comunità di recupero, infatti, hanno fatto uso di cocaina (94,8%), accompagnata però molto spesso dalla cannabis (89%) e dall’eroina (42,2%). La cannabis è di norma, anche se non sempre, il primo tabù che viene infranto dal giovane e che poi apre la strada ad altre sostanze più pericolose.

 «Da segnalare – si legge nella nota - che fra i 327 nuovi ingressi del periodo preso in considerazione, ben 33 (10%) sono minorenni, di cui 15 ragazze e 18 ragazzi, fra cui un 12enne». Del resto, «l’età di chi ha fatto il suo ingresso in comunità è stato per lo più under 35 (72%)».

Questo la dice lunga sull’importanza della prevenzione e dell’urgenza di promuovere una rinnovata cultura della vita e non dello “sballo”. Cultura da rilanciare il più possibile nelle scuole, nelle facoltà universitarie, negli stadi e in tuttI i luoghi di ritrovo di giovani e adolescenti.

Da qui si evince pure quanto sia al contempo dannosa e ipocrita la volontà di alcuni politici che da anni – e ancor più in queste settimane in Parlamento - spingono l’acceleratore sulla legalizzazione e la liberalizzazione delle droghe dette leggere. Ignorando o facendo finta di non vedere i danni sociali e culturali che esse provocano e su cui ormai nessun dubbio è possibile, come ha denunciato, tra gli altri, anche il professor Alfredo Mantovano nel suo recentissimo volume “Droga. Le ragioni del no. La scienza, la legge, le sentenze”, edito da Cantagalli.

A tal proposito il sottosegretario all’interno e deputato della Lega Nicola Molteni ha dichiarato che «La depenalizzazione della coltivazione domestica e la riduzione delle pene detentive per lo spaccio di lievi entità di cannabis, rischiano di vanificare il lavoro e gli enormi sforzi» della Polizia, degli operatori del settore e di tutti coloro che si battono per un mondo più sano e pulito, libero da qualunque droga e dipendenza.

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