14/12/2025 di Fabio Piemonte

La morte di Igor Colombo non cancella la sua testimonianza per la tutela di ogni Vita

È morto lo scorso 5 dicembre lo scrittore calabrese Igor Colombo, malato oncologico e in prima linea per testimoniare il suo attaccamento alla vita e la contrarietà a qualsiasi deriva sul suicidio medicalmente assistito. Proprio poche settimane fa, tra l’altro, la sua storia è stata raccontata sulle nostre pagine, riportando anche una sua commovente lettera aperta sul valore e la dignità della vita. Soprattutto negli ultimi anni Colombo ha denunciato a più riprese le inefficienze di un sistema sanitario sempre più burocratizzato anziché premuroso di offrire assistenza e cure adeguate e si è battuto in prima persona per garantire una sanità più equa ed efficiente, ma è stato soprattutto un luminoso testimone della bellezza dell’esistenza in ogni sua fase; della dignità della vita umana in qualsiasi condizione, in special modo quando è più fragile e vulnerabile.

La storia di Igor

Allo scrittore di Lamezia Terme la diagnosi infausta di cancro al colon con metastasi a fegato, milza e polmoni viene comunicata il 29 agosto 2023. Da tale data è cominciato per Colombo un lungo calvario, dove spesso neppure la morfina «bastava per i forti dolori che accusavo in alcuni momenti della giornata. Ossigeno, trasfusioni di sangue, alimentazione artificiale mi prospettavano non più di due settimane di vita. In quel periodo ho pensato solo due volte alla morte e ho pregato Dio affinché mi venisse a prendere per evitarmi quelle sofferenze», secondo quanto raccontava egli stesso. Eppure, sebbene i momenti più intensi fossero quelli in cui «la sofferenza ti faceva perdere la lucidità. In realtà davanti a tutto un reparto io pensavo a uscire di lì, guardavo fuori dalla finestra e desideravo passeggiare, incontrare e abbracciare amici, stare con mia mamma a bere un caffè in un bar», proseguiva nella missiva manifestando un’irrefrenabile voglia di vivere più tenace di qualsiasi sofferenza e dolore fisico.

La sua battaglia

Nella lettera lo scrittore lametino non si è limitato a raccontare le sue vicissitudini di malato oncologico, ma si è aperto a considerazioni generali più ampie sulla condizione anche più grave di pazienti con particolare fragilità e vulnerabilità, quali quelli allo stadio terminale, sostenendo che essi dovrebbero trovare sempre lo Stato dalla loro parte e mai contro di loro. Egli affermava infatti che soprattutto quanti «non trovano forza, stimoli e motivazioni per continuare a vivere e combattere» non dovrebbero incontrare un sistema sanitario che «ti arriva in soccorso e ti consente di farla finita», perché «uno Stato dovrebbe sempre legiferare per la vita, non per la morte». Parole inequivocabili queste che, essendo state pronunciate da un malato oncologico ora defunto, giungono quale monito anche con maggiore forza al legislatore che al contrario sta discutendo attualmente su diverse ipotesi di disegni di legge in materia di suicidio assistito. Nell’interpretare i dati effettivi sulla ‘dolce morte’, lo stesso Colombo denunciava ancora nella missiva la deriva eutanasica del Canada a dimostrazione che, una volta infranti gli argini, tale opportunità arrivi per tutti o quasi, a beneficio delle casse dello Stato; e nel contempo rilevava con grande acume la schizofrenia della società contemporanea che «da un lato ti facilita la morte, dall’altro invece l’annulla come se fosse qualcosa che non riguarda mai te ma sempre gli altri».

Una testimonianza più viva che mai

Insomma la sua lettera particolarmente toccante, come la stessa esistenza, è stata «un inno alla vita», come hanno scritto sui social molti utenti una volta appresa la notizia della sua morte. «Sempre pronto a regalare una parola gentile, un sorriso o un incoraggiamento, riusciva a trasmettere serenità anche nei momenti più difficili», lo tratteggia la redazione del quotidiano della sua città. Igor Colombo ha testimoniato infatti che vivere fino all’ultimo respiro, anche nelle sofferenze più acute, è sempre un’avventura meravigliosa e un dono inestimabile e perciò – di contro a ogni ipotesi di suicidio assistito - ne vale sempre la pena.

 

 

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