11/02/2016

“La mamma è sempre la mamma”: è una questione di concetto!

È stato detto che la mamma è un concetto antropologico. Così come un concetto antropologico sarebbe la donna e, perché no, aggiungo io, il padre...

In realtà tutti i concetti sono antropologici, cioè prodotti della mente umana. Non esistono concetti scimmieschi, o dei delfini, semplicemente perché soltanto l’uomo è in grado di astrarre.

Ma il fatto che i concetti siano “prodotti umani”, significa che ogni concetto vada accolto acriticamente? Oppure significa che dobbiamo vegliare sulla natura e sulla bontà dei nostri più comuni concetti?

Il concetto di madre, di cui tanto oggi si discute, da dove viene? Perché noi tutti, quando pensiamo alla mamma, o quando pensiamo al concetto di maternità, non ci figuriamo una donna con il toscano in bocca, appassionata di culturismo e di armi, di motori e derivati finanziari, di viaggi e di lotte rivoluzionarie? Perché la maternità evoca la tenerezza, la cura, la “casa”, il “focolare”, il sacrificio, l’attenzione, la  forza “di cui sola è capace una mamma”?

I concetti sono traduzioni fedeli della realtà, spesso idealizzati, ma pur sempre capaci di rendere la sostanza di un’idea. La maternità è un’esperienza universale che testimonia la dimensione del prendersi cura e, nel contempo, del dimenticare il proprio io. Per modificare l’idea di madre – e con essa il rapporto madre-bambino – è necessario modificare la natura.

madre_bambino_mammaE purtroppo oggi la tecnologia medica consente di ‘trasformare’ la donna, e quindi di diffondere un concetto di maternità totalmente nuovo: maternità senza corpo, maternità senza amore coniugale, maternità senza gestazione. Ed è così che la natura, difesa ad oltranza quando si tratta di proteggere specie in via d’estinzione, viene soggiogata e riplasmata acriticamente dagli stregoni del nuovo millennio.

Davanti a questo scempio – realizzato al fine di soddisfare delle voglie illegittime, come quella di disporre di una ‘bambola viva’ – la politica di oggi mostra il volto indegno del calcolo opportunistico. Per non parlare degli attori e dei cantanti, perlopiù accondiscendenti (si pensi ad Elton John e alla farsa di Sanremo) o silenti davanti ai drammi reali del nostro tempo. Gente dello spettacolo, megafono stonato delle emozioni più opportunistiche.

Sì! I concetti sono essenziali. La nostra epoca non ha bisogno di conformismo e di frasi fatte: ha bisogno di chiarezza. Oggi dobbiamo difendere la natura, per difendere le nostre idee e quei concetti che sono il fondamento della nostra civiltà. Agenzie e centri di ricerca pseudoscientifici godono dei finanziamenti miliardari dei “signori della natura”, i veri plagiatori titolati, che comandano oggi. A noi spetta difendere la natura, questo è il compito che ci vede in prima fila. E quando si accusa il “popolo delle famiglie” di integralismo, in realtà si dimostra quanto siano deboli intellettualmente coloro che muovono queste accuse. Un confronto vero tra diverse idee, infatti, esige come prima cosa che l’interlocutore non venga preventivamente delegittimato, appiccicandogli un’etichetta.

Marco Luscia

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