20/11/2025 di Redazione

La lotta contro l’utero in affitto arriva nel cuore del Parlamento Europeo. Anche Pro Vita & Famiglia tra i protagonisti

Ieri al Parlamento Europeo, a Bruxelles, si è tenuto il convegno internazionale “La maternità surrogata: una sfida etica e politica per l’Europa”, organizzato dal gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR). Nell’arco di tutto il pomeriggio si sono alternati politici, parlamentari, giuristi, medici, esperti, attivisti e testimoni da tutta Europa e dal mondo. Anche Pro Vita & Famiglia onlus è stata protagonista della giornata, con la presenza dei suoi rappresentanti e l'intervento della portavoce Maria Rachele Ruiu, inserita nel panel dedicato alla costruzione di una rete europea contro lo sfruttamento riproduttivo insieme a molti esponenti del fronte pro family italiano, europeo e internazionale.

Ruiu: «Serve bando globale»

Nel suo intervento Maria Rachele Ruiu ha legato fin da subito il tema dell’utero in affitto alla dignità umana. «“Uniti per la dignità” (questo il nome del panel, ndr), ovvero una rete europea di cittadini che si muovono per il bene comune. Pro Vita & Famiglia, impegnata da anni a contrastare la nuova tratta delle donne e dei neonati, accoglie con convinzione questo invito», ha esordito. Secondo Ruiu, infatti, «la posta in gioco riguarda l’idea stessa dell’essere umano ed è per questo che porto la voce di decine di migliaia di cittadini che vogliono un mondo migliore». Un mondo, ha spiegato, che è l’opposto di quello di chi invece vuole «affittare moderne schiave da dominare per nove mesi, decidendo persino intimità, cibo, movimenti e se e quando farle abortire», e in cui «i figli sono venduti o ceduti con un contratto, strappati alla madre per soddisfare desideri altrui». Ruiu ha inoltre denunciato cliniche che arrivano a promettere ai committenti che «se il neonato non vi piace, potete abbandonarlo: ne avrete un altro gratis» e un sistema in cui «produrre, manipolare, selezionare eugeneticamente o sopprimere esseri umani» finisce per aggiungere il sopravvissuto «al carrello degli acquisti accanto alle scarpe». Nel suo intervento ha poi sottolineato un'incontrovertibile verità sulla generazione, ovvero che «nessuno può vantare il possesso su un essere umano. Nemmeno su suo figlio. Nemmeno quando è nel grembo. Perché noi non “produciamo” bambini: li generiamo. Gli animali si riproducono; gli uomini generano qualcuno di unico e irripetibile». Al contrario, ha spiegato la portavoce di Pro Vita & Famiglia, chi è nato da queste aberranti tecniche artificiali finisce per chiedersi: «Chi sono? Un prodotto comprato al supermercato senza etichetta». 

L’Italia in prima linea

Ruiu ha poi ricordato che nel 2024 «l’Italia è diventato il primo Paese al mondo a dichiarare l’utero in affitto reato universale», un risultato reso possibile dal governo guidato da Giorgia Meloni e dalla pressione di cittadini e associazioni, come appunto Pro Vita & Famiglia, e ha evocato la censura, da parte del Comune di Roma, di una campagna della onlus che denunciava il “catalogo” di bambini in vendita, facendo vedere ai presenti il cartello con l’immagine censurata. Infine, spazio anche a una sua testimonianza personale: «Quando è nato il mio primo figlio, Michele, - ha raccontato - è bastato metterlo tra le mie braccia: si è calmato subito, ha sentito il mio odore, il mio battito, la mia voce. Non era il primo giorno della sua vita poiché erano nove mesi che, dialogando, ci preparavamo a quell’incontro. Sono qui - ha concluso - per tutte le mamme e tutti i bambini a cui questo incontro viene negato a tavolino, da una firma e da un passaggio di denaro». A margine del convegno Ruiu ha consegnato alla Relatrice Speciale Onu contro la violenza sulle donne e le ragazze, Reem Alsalem, le oltre 22.000 firme raccolte da Pro Vita & Famiglia con una petizione popolare per chiedere al Governo italiano di sostenere il Rapporto A/80/158, con cui proprio Alsalem chiede di condannare globalmente l’utero in affitto e sanzionare committenti, agenzie e cliniche.

Roccella: «Surrogata non è libertà, è violenza»

Collegata da remoto, il ministro per la Famiglia e la Natalità Eugenia Roccella ha inquadrato la maternità surrogata come una vera e propria forma di violenza. «Va assimilata - ha affermato - tra le forme di violenza nei confronti delle donne, è una forma non soltanto di sfruttamento delle donne in condizioni di fragilità, di bisogno, ma è qualcosa che ferisce molto profondamente l'identità femminile e il rapporto più connaturato, più ovvio che c'è al mondo e anche quello che non prevede nessuna forma di separazione, di interruzione che è proprio la maternità». Il ministro ha ricordato che «quando si è madri e quando si è padri lo si è per tutta la vita, non c'è un modo di interrompere questa relazione» e che ridurre la maternità a «consumo, compravendita» ferisce «il senso stesso del nostro essere persone». Roccella ha poi fatto eco al Rapporto Onu smontando due alibi ricorrenti: «Non basta il consenso, come a volte spesso viene detto, che secondo alcuni renderebbe lecita qualunque pratica». Allo stesso modo, ha proseguito, «si dice che la surrogacy gratuita può essere ammessa perché non è una questione di sfruttamento, ma la gratuità non esiste», perché attorno alla donna ruota «un'organizzazione molto ampia, molto vasta, un mercato transnazionale» fatto di avvocati, biobanche, laboratori e cliniche. L’Italia, con il reato universale, ha aperto una strada, ma ora serve «una moratoria della maternità surrogata» a livello internazionale e «in particolare della surrogacy cross border», in piena coerenza con il principio di «non criminalizzare le donne» e «assicurare tutti i diritti al bambino, comunque sia nato».

L’allarme di Reem Alsalem

Dal tavolo dei relatori, Reem Alsalem - relatrice speciale Onu sulla violenza contro le donne e le ragazze - ha illustrato i passaggi chiave della sua relazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dedicata proprio alle conseguenze della maternità surrogata sui diritti umani. «Ho monitorato l'espansione di questa pratica a livello mondiale» e «mi ha allarmato soprattutto la rapidità con la quale i paesi sembrano voler propugnare la normalizzazione della maternità surrogata», ha spiegato, raccontando di aver analizzato oltre cinquanta studi scientifici e di averne riscontrato «forti limitazioni metodologiche», a partire dall’assenza di dati sul lungo termine. Dalla sua indagine emerge che «le donne e le ragazze che diventano madri surrogate hanno sperimentato una violenza profonda psicologica e fisica» e sono esposte a «violazioni dei diritti umani gravi e di lunga durata», fino a forme assimilabili a «schiavitù» e «trattamenti degradanti». Alsalem ha evidenziato come molte donne coinvolte provengano da «settori marginalizzati e poveri» o da «zone di conflitto» e vedano nella surrogata «l'unico modo di pagare le spese della propria famiglia», firmando contratti che non comprendono e che le costringono a rinunciare a diritti elementari: «Alcune donne non possono viaggiare, non possono avere rapporti sessuali, non possono scegliere il loro alloggio durante la maternità e spesso non possono addirittura scegliere cosa mangiare e quando». Per questo, ha denunciato, «disturba moltissimo sentir dire che partecipare alla maternità surrogata sia un'espressione di libertà», quando in realtà «molte donne in queste situazioni perdono la propria autonomia» e addirittura «la possibilità di decidere della propria vita». La relatrice ha infine ricordato che «nel diritto internazionale non si può dare il consenso al proprio sfruttamento»: giustificare tutto con il guadagno economico, ha concluso, significa «perpetrare delle forme abiette di disparità».

Inselvini: «Siamo un fronte europeo compatto».

A fare gli onori di casa è stato l’eurodeputato di Fratelli d’Italia ed esponente del gruppo ECR Paolo Inselvini, che ha definito l’evento «la più grande ed importante conferenza sull’utero in affitto in Europa», grazie «alla presenza di relatori di altissimo livello e con tante realtà che da anni si battono per la verità, per la dignità della donna e per la tutela dei bambini». Inselvini ha ricordato che il convegno cade «a un anno dalla legge del Governo Meloni che in Italia ha reso l’utero in affitto reato universale» e che il ministro Roccella, alle Nazioni Unite, ha chiesto «un’alleanza internazionale per bandire questa pratica nel mondo». Ha inoltre ribadito che «l’utero in affitto è la schiavitù del terzo millennio» e che proprio l’Europa, «forte delle sue radici cristiane e del suo patrimonio di civiltà», ha il dovere di «proteggere i più vulnerabili» perché «ogni vita è un miracolo, non un prodotto». Da Bruxelles, ha assicurato, sta nascendo un fronte politico determinato a far sì che «l’Europa abbandoni ogni ambiguità e si assuma una responsabilità chiara: utero in affitto uguale reato universale». Tra i principali relatori e protagonisti della giornata anche gli eurodeputati italiani Carlo Fidanza e Nicola Procaccini; la deputata Maddalena Morgante; Jennifer Lahl, fondatrice del Centre for Bioethics and Culture (USA) e producer di documentari sull’utero in affitto; Ludovine de La Rochère, presidente de Le Syndicat de la Famille (già Manif Pour Tous); Olivia Maurel, ragazza nata da maternità surrogata e oggi una delle voci internazionali più attive contro tale pratica.

 

 

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