13/08/2019

La follia ideologica che celebra l’aborto come altruismo

Non molto tempo fa parlavamo della necessità di edulcorare la realtà dell’aborto, in quanto, dura com’è, non la si può certo accogliere a cuor leggero. Così si tenta di giustificarla o minimizzarla in tutti i modi possibili ed immaginabili, spesso se ne fa una vera e propria apologia e talvolta si arriva persino a celebrarla.

Tutto pur di non guardare all’amara verità di cosa l’aborto sia per davvero. È il caso di Rebecca Gordon, una professoressa di etica presso l’Università di San Francisco, negli Stati Uniti, di cui ci parla un articolo di Life News, che fa apologia della sua scelta, dichiarando alla rubrica di Common Dreams: «Ho abortito e ora non mi vergogno».

 «Si descrisse come “;fortunata”», spiega l’articolo, «perché l’anno era il 1974, appena un anno dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti si era pronunciata su Roe v. Wade». Ed anche se avesse avuto l’appoggio del fidanzato e della madre, non voleva portare avanti la gravidanza: «Non volevo avere un bambino. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo nella mia vita, ma sapevo che non avrebbe incluso crescere un bambino».

Però quel bambino, pur non voluto, c’era già, era già vivo nel suo grembo. Anche se lei la pensava diversamente: «Non credo che l’aborto sia omicidio. Non credo che uno zigote, un embrione o anche un feto sia una persona. È facile confondersi su questo quando gli oppositori dell’autonomia delle donne chiamano il palpitare di una collezione di cellule lunga millimetri un “;battito cardiaco fetale” e usano la sua presenza per impedire di garantire un aborto alle donne di sei settimane di gravidanza o meno».

Nessun pro life vuole essere “oppositore della libertà delle donne”. Anzi, ciò che la letteratura scientifica più autorevole afferma concordemente è che la vita di un essere umano ha inizio nell’istante in cui un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo, nel momento del concepimento. La professoressa però continua: «Penso a come gli orrori del cambiamento climatico si manifestIno ogni giorno. A volte penso che la scelta di non portare un’altra risorsa-divoratrice […] potrebbe in realtà essere stata la cosa più altruista che abbia mai fatto».

Quindi un bambino sarebbe una “risorsa divoratrice” per l’ambiente? Quindi impedirgli di vivere sarebbe un atto altruista? La mentalità di una società che chiama ”altruismo” un omicidio non è molto lontana dall’ideologia eugenetica che ha promosso la “soluzione finale” degli ebrei nei campi di sterminio.

Luca Scalise

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