11/02/2015

La “famiglia” omoparentale e la crescita serena dei bambini

Un nostro lettore, favorevole alla famiglia omoparentale, ha commentato (educatamente e brevemente) un nostro articolo , sostenendo che studi scientifici acclarati concludono che i figli cresciuti con due omosessuali non sono svantaggiati rispetto a quelli che hanno un padre maschio e una madre femmina.

La nostra risposta, in sede di commento, è stata piuttosto frettolosa e ce ne scusiamo ancora. Abbiamo, però, promesso che saremmo tornati sull’argomento in modo più diffuso. Ora manteniamo la promessa.

Il lettore cita uno studio australiano (Crouch et al 2014) che è uno studio pieno di limiti. Per approfondire la cosa si può leggere l’articolo del sociologo Giuliano Guzzo, che spiega doviziosamente perché. Basti qui ricordare che il dottor Crouch è un attivista LGBT, un “papà gay”: forse non è stato proprio imparziale nel suo lavoro... (?)

Quanto agli studi che – come quello di Regnerus – concludono che i figli che crescono con due genitori dello stesso sesso soffrono maggiori disagi psichici e comportamentali rispetto a quelli che crescono in famiglie naturali, possiamo citare per esempio Sullins D.P. (2015). Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition. “British Journal of Education, Society, and Behavioural Science”.

Dopo aver tenuto conto – a livello di scienza statistica – degli aggiustamenti necessari per età, razza, sesso, grado di educazione dei genitori e reddito, risulta che i problemi emotivi/psicologici nei bambini di coppie dello stesso sesso sia del 17% contro il 7% di quelli cresciuti con mamma e papà…

Bludental

Douglas W. Allen: “High School Graduation Rates Among Children of Same-Sex Households”, e quello di Pliego Carrasco, Las familias en México. Estructuras de organización, procesos de cambio 2000 – 2010 y consecuencias en el bienestar de niños y adultos  si concentrano sull’abbandono scolastico dei bambini e si riferiscono ad una base statistica nazionale (e ufficiale) di milioni di individui.

La verità è che, a causa anche della dimensione relativamente contenuta del fenomeno della omogenitorialità, è molto difficile che studi che affrontano direttamente il problema ci diano una soluzione definitiva, almeno per il momento.

Ma, in realtà, sappiamo, e già sapevamo, almeno indirettamente, che la omogenitorialità crea un danno ai bambini. Questo per almeno tre ordini di ragioni:

1 – Decine di studi già a partire dagli anni ’90 evidenziavano sia le differenze psicologiche tra l’uomo e la donna, sia la loro ricchezza specifica come necessarie allo sviluppo psicologico affettivo, caratteriale del figlio. Tali specificità evidentemente si perdono nella “famiglia omogenitoriale”.

2 – Tutte le ricerche convergono sul fatto che la stabilità della relazione della coppia sia uno dei pilastri fondamentali del benessere psico-fisico dei bambini. Ora, altre ricerche, provenienti anche dallo stesso mondo gay (a partire di quella di Bell e Weinberg) convergono nell’evidenziare la radicale instabilità (o la maggiore instabilità rispetto alle relazioni eterosessuali) delle coppie omosessuali (con o senza bambini a carico).

3 –  Ricerche basate su dati statistici nazionali, provenienti da enti ufficiali, governativi e non certo ostili agli LGBT (come il recente National Health Survey USA del 2013) mostrano come rispetto alla popolazione generale, il livello di salute psico-fisica della popolazione omosessuale o bisessuale sia significativamente peggiore degli eterosessuali (es. depressioni e altri problemi psicologici, tossicodipendenza, alcolismo, certi tipi di tumori, HIV, aspettativa di vita, ecc). Ora è chiaro che un livello più basso di salute psico-fisica di eventuali genitori non può non influire negativamente sui bambini.

Infine, quanto al principio di precauzione, esso non è rettamente inteso dall’obiettante: esso si applica qualora si debba o meno ammettere una “novità” le cui conseguenze non sono pienamente conosciute. Ora, proprio nel caso della omogenitorialità, il principio di precauzione ci suggerisce di non “cambiare” la situazione per cui, dagli inizi della storia umana, i bambini crescono con coppie di sesso diverso.

Uno “dei più forti legami al mondo, cioè quello tra il bambino e il suo genitore” non si dà propriamente in relazione a coppie omosessuali, nelle quali non ci sono due “genitori” (cioè che “generano” il figlio). Da questo punto di vista il “diritto di essere genitori” di una coppia gay è una pura chimera e, in più, implicherebbe il famoso “diritto al figlio”, quasi fosse oggetto e non soggetto di diritti.

Invece il bambino ha un vero diritto all’ambiente familiare più idoneo, il quale, anche solo attenendoci al principio di precauzione di cui sopra, deve essere costituito da persone di sesso diverso.

Se si volesse ancora approfondire con lo studio condotto da Sullins su più di 500 casi, cliccare qui.

E se ancora non bastasse, gli amici di “Nelle Note” hanno redatto una bibliografia molto vasta sull’argomento. Per leggerla cliccare qui.

Redazione

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