08/08/2021 di Luca Volontè

La falsa partenza degli atleti transgender contro le donne

Gli atleti trans hanno un vantaggio nello sport? Sì, ma la mentalità corrente preferisce non ascoltare la scienza in questo caso, meglio l’ideologia LGBTI.

I Giochi Olimpici di Tokyo hanno visto per la prima volta un atleta apertamente transgender competere nelle gare femminili. Il caso della neozelandese Laurel Hubbard nella competizione di sollevamento pesi ha suscitato polemiche.

La tedesca Deutsche Welle ha recentemente ascoltato diversi scienziati e ricercatori sui vantaggi che gli atleti transessuali possono avere nelle competizioni con le donne. Cosa ci dice la scienza sugli atleti trans? Pochi studi sono stati condotti sulle prestazioni atletiche delle persone trans e alcuni documenti sono stati pubblicati proprio in vista dei Giochi Olimpici. Uno studio, pubblicato nel 2020, ha esaminato il personale militare statunitense e ha scoperto che le donne trans mantengono un vantaggio dopo un anno di terapia ormonale femminilizzante, che di solito include la soppressione dei livelli di testosterone e l'aumento degli estrogeni. La ricerca è stata condotta dal dottor Timothy Roberts, pediatra e professore associato presso l'Università del Missouri-Kansas City e dai suoi colleghi.

E’ stato scoperto che le donne trans che si sono sottoposte a terapia ormonale per un anno hanno continuato a superare le donne biologiche; le donne trans correvano ancora il 12% più velocemente. Un altro studio, condotto dallo scienziato sportivo Tommy Lundberg, ha scoperto che le donne trans che si sono sottoposte a terapia ormonale femminilizzante generalmente hanno mantenuto i loro livelli di forza dopo un anno.

"Praticamente le donne trans avranno vantaggi in termini di forza anche dopo la terapia ormonale. Non lo vedo come nient'altro che un dato di fatto", ha detto Joanna Harper, un fisico medico presso l'Università britannica di Loughborough. La forza è uno dei numerosi fattori chiave che determinano se un atleta ha un vantaggio. Per Tommy Lundberg, la cui ricerca presso il Karolinska Institute svedese si concentra sulla forza muscolare scheletrica delle persone trans che ricevono terapia ormonale, i vantaggi per le donne trans  sono tali che l'equità non può essere garantita nella maggior parte degli sport. In un altro studio dove Lundberg è coautore, si è scoperto che "il vantaggio muscolare di cui godono le donne transgender è ridotto solo in minima parte quando il testosterone viene soppresso".

Ma quando emergono le differenze tra i sessi nelle prestazioni atletiche? I ragazzi e le ragazze, indipendentemente dal sesso assegnato alla nascita, hanno una massa muscolare simile. È solo una volta che un bambino sperimenta la pubertà che le differenze iniziano a emergere. I ragazzi sperimentano un'impennata di tesosterone durante la pubertà, accelerando altezza, forza e livelli di emoglobina al di sopra delle ragazze.

La World Athletics (IAAF) nel 2019 ha cambiato le sue regole, richiedendo che i livelli di testosterone siano inferiori a 5 nmol/L ininterrottamente per almeno 12 mesi. I criteri della IAAF, però, sono contrari allo studio di Roberts sul personale militare trans, che suggerisce che sono necessari due anni di terapia ormonale prima di poter competere “normalmente”. In ogni caso, dalle informazioni oggi scientificamente fondate, possiamo oggettivamente concludere che i fatti dimostrano quanto siano penalizzate e discriminate le donne nelle competizioni in cui partecipano gli atleti transgender. Stupisce che il Cio e la IAFF non se ne siano accorte o antepongano ragioni ideologiche alla scienza pur di penalizzare il sesso femminile.

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