26/11/2020 di Manuela Antonacci

La Corte d’Appello del Tennessee vieta l’aborto per sindrome di Down

La Corte d’Appello del Tennessee ha approvato una legge pro vita che vieta l’aborto “selettivo”, per sindrome di Down

Il disegno di legge, proposto e portato avanti dal governatore Bill Lee, in realtà, vieta anche gli aborti legati alla razza o al sesso del nascituro. Verrebbe da dire che è difficile immaginare una lotta contro il sessismo e il razzismo, più efficace di questa.

La decisione della Corte d’Appello del 6° Circuito costituisce una vittoria non piccola, nella salvaguardia della vita umana, com’è facile immaginare.

Infatti, nel presentare il disegno di legge che impone ai medici di eseguire un’ecografia prima di un aborto, vietando l’interruzione di gravidanza nel caso in cui la macchina segnasse un battito cardiaco, Bill Lee ha sottolineato: “Una delle cose più importanti che possiamo fare per essere a favore della famiglia è proteggere i diritti dei più vulnerabili nel nostro Stato, e non c’è nessuno più vulnerabile di chi non è ancora nato”.

Non hanno tardato a farsi sentire le associazioni abortiste, come l’American Civil Liberties Union (ACLU), la sezione del Tennessee di ACLU, il Center for Reproductive Rights (CRR) e la Planned Parenthood Federation of America (PPFA) che hanno subito intentato una causa contro la legge, per questo, quando è stata ufficialmente approvata, il giudice distrettuale statunitense, William Campbell, ha emanato un ordine restrittivo temporaneo contro la sua entrata in vigore.

In realtà l’ordine restrittivo ha avuto il solo effetto di ritardare momentaneamente la legge, perché adesso il blocco è stato rimosso e dallo scorso 20 novembre, lo stato del Tennessee può prevenire gli aborti eugenetici e, in questo caso, possiamo davvero sottolineare “razzisti” e “sessisti”.

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