23/11/2019

La Consulta pubblica la sentenza Cappato: legalizza il suicidio assistito per tutti

A una prima lettura sommaria della sentenza della Corte Costituzionale sull'imputazione di Marco Cappato per aver favorito il suicidio di Fabiano Antoniani, il Direttivo di Pro Vita & Famiglia onlus rileva talune gravi criticità:

1)  La Corte dichiara la parziale incostituzionalità dell’art. 580 del c.p. nella misura in cui punisce agevolazioni di suicidi come quello di Dj Fabo, quindi legalizza l'aiuto al suicidio, benché non ci sia un obbligo per i medici a dare seguito alle richieste di aiuto al suicidio. Quindi, la nostra campagna di affissioni contro l'eutanasia è quanto mai realistica: un ragazzo bullizzato, potrebbe dichiarare sofferenze psicologiche insopportabili, nel pieno delle sue capacità di intendere e di volere...

2) Con un ragionamento notevolmente opinabile, la Corte considera la vita un diritto disponibile dell’individuo con piene capacità di intendere e di volere: sostanzialmente così suffraga la tesi dei Radicali per cui il diritto a morire rientra tra i diritti inviolabili dell’uomo. Se la morte è considerata un interesse protetto dalla legge, presto in forza del principio di uguaglianza essa dovrà essere “garantita” non solo a chi versa in condizioni di estrema sofferenza, ma a tutti, anche a chi non è capace d'intendere e di volere.

3) Questa logica conseguenza è ragionevolmente prevedibile. Del resto, infatti, avevamo già previsto che dopo la legge sulle Dat, visto che è ormai possibile chiedere la morte mediante sospensione dei sostegni vitali, sarebbe stato presto possibile ottenere nelle stesse situazioni una morte più veloce e meno dolorosa con l'eutanasia (per ora suicidio assistito) attiva.

4) Si rileva infine una stranezza dal punto di vista giuridico: l'incostituzionalità del 580 sembra sia diversa prima e dopo la sentenza. Dopo la sentenza, è incostituzionale la punizione dell'agevolazione al suicidio solo se colui che aiuta il suicidio ha seguito la procedura di cui alla legge sulle Dat (quindi nell'ambito del Ssn con parere dei comitati etici ecc.); invece prima della sentenza la punizione dell'aiuto al suicidio era considerata incostituzionale, anche se chi agevola ha seguito procedure diverse da quelle indicate.

Alla luce delle suesposte considerazioni  è quanto mai necessario proteggere la vita dei soggetti più fragili e vulnerabili, come per esempio i depressi, attraverso la promozione della cultura della vita, delle relazioni umane, della cura e del rispetto reciproco. È infatti l'individuo, solo e disperato, che invoca la morte per smettere di soffrire. La persona, soggetto di relazione, che può contare sulla protezione dei corpi intermedi - primo fra tutti la famiglia - trova lenimento nelle sue sofferenze grazie all'affetto e alla cura di chi gli sta accanto (e grazie - ovviamente - alle terapie che la scienza medica offre oggi, altamente efficaci al fine di eliminare le sofferenze fisiche e psichiche).

Perciò, nonostante le derive mortifere infiltratesi nelle stanze del potere,  Pro Vita & Famiglia continuerà la sua azione di formazione e informazione affinché i malati, gli anziani e i disabili non indulgano nel desiderio di farla finita: perché le richieste di suicidio assistito siano pari zero.

IL Direttivo di Pro VIta & Famiglia onlus

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