11/09/2019

La Chiesa italiana in pressing per dire NO all'eutanasia

L’inquietante avvicinarsi del 24 settembre - termine in cui, come noto, scadrà il tempo per legiferare sul fine vita concesso al Parlamento dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 207/2018, emessa prima di pronunciarsi sul caso di Marco Cappato per aver aiutato a morire l’ex dj Fabo – sta allarmando il mondo cattolico e, in particolare, la Chiesa italiana. Che adesso intende fare ogni possibile pressione affinché il Parlamento legiferi sul fine vita «disinnescando» la bomba eutanasica che rischia di scoppiare sia che il Legislatore non operi, sia che lo facci chiaramente approvando leggi pro morte.

Che la volontà cattolica di fermare derive sul fine vita sia decisamente determinata è testimoniato dalla riunione di associazioni – cattoliche, appunto - che avrà luogo oggi a Roma. Si tratta di un incontro pubblico voluto dalla Conferenza episcopale italiana, cardinal Gualtiero Bassetti in testa, e da cui risuonerà forte e chiaro un «no» all’eutanasia, a cui faranno seguito, c’è da immaginarsi, altre forme di pressione sui parlamentari. Con quale probabilità di successo? E’ una bella domanda, nel senso che il panorama politico non lascia presagire granché di buono.

Infatti, se da un lato il premier Giuseppe Conte non hai mai fatto mistero della propria fede cattolica – pur privatamente vissuta -, dall’altro il principale sponsor del nuovo Governo, quello formato dal Movimento 5 Stelle, pare nel suo complesso più che favorevole a legiferare in termini permissivi sull’eutanasia. Più cauto, almeno in questi giorni, sembrerebbe invece l’atteggiamento del Pd, anche se non va dimenticata la presenza di ben due proposte di legge sul fine vita non certo pro life: quella di Andrea Marcucci - che però non convince il mondo radicale dato che continua a ritenere reato, sia pure diminuendone le pene, l’aiuto al suicidio -, e quella di Alessandro Zan, con forti modifiche agli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale, così che, se il ddl fosse approvato, essi non si dovrebbero più applicare ai medici né al personale sanitario che praticassero la «dolce morte».

Può costituire uno spiraglio il fatto che, nel suo discorso programmatico tenuto alle Camere per richiedere la fiducia, il già citato premier non abbia fatto alcun accenno ai temi etici né, quindi, tanto meno a voler spianare la strana all’eutanasia di Stato. In quel caso, come già osservato da alcuni, la palla tornerebbe alla Corte Costituzionale, scenario che comunque non offre alcuna garanzia, anzi: il fatto stesso che sia stata emessa l’ordinanza n. 207/2018, a ben vedere, non è un buon segnale, per usare un eufemismo.

Nonostante questo quadro decisamente cupo e labirintico, come si diceva poc’anzi, la Chiesa e i cattolici sembrano intenzionati a fare il possibile per evitare la legalizzazione della cosiddetta «dolce morte». Ci riusciranno? Alla luce di quanto si è detto, le possibilità non sono certo molte. Inutile nasconderlo. Tuttavia va anche detto che il fatto che sia la Cei stessa – che secondo alcuni retroscena avrebbe dato il proprio placet alla formazione del nuovo esecutivo – a scendere in campo in prima persona, mettendoci la faccia come si suol dire, un peso potrebbe averlo. Staremo a vedere.

Tutto ciò, si badi, nella consapevolezza che comunque vada la battaglia a difesa della vita non si fermerà in ogni caso. Se l’eutanasia di Stato fosse introdotta, infatti, è da escludere che il popolo pro life farà spallucce. Anzi, è certo che farà l’esatto contrario, mobilitandosi il più possibile per fermare la «dolce morte».  Dato che però prevenire, si sa, è meglio che curare, è fondamentale che i cattolici riescano a far valere in questi giorni le proprie ragioni fermando la piega mortifera che pare proprio stiano prendendo gli eventi politici.

 

di Giuliano Guzzo

 

 

 

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