27/11/2020 di Manuela Antonacci

La campagna pubblicitaria di Pantene, per uno shampoo “transgender”

Adesso, anche lo shampoo diventa gender fluid e sì perché il noto marchio Pantene che produce prodotti per i capelli ha deciso di lanciare una campagna pubblicitaria, con tanto di spot ad hoc, per sottolineare di essere “a favore di tutti i tipi di capelli”, ma celebrando, in realtà, solo i capelli delle persone transessuali.

Detto così farebbe anche un po’ ridere ma di fatto, la diversità per Pantene, a quanto pare, fa rima con transessualità. E già perché tutti gli spot della campagna hanno, come protagoniste, solo persone transgender. In un brevissimo video pubblicitario una modella transgender dichiara poi, addirittura “Io sono nata transgender”.

Una discriminazione, se vogliamo, palese, nei confronti di tutti coloro, maschi e femmine, che hanno sempre acquistato i prodotti di bellezza e per i capelli del noto marchio. Verrebbe anche da dire che se davvero questa campagna è portata avanti in nome della non discriminazione, allora, come mai, per assurdo, non sono rappresentate tutte le altre innumerevoli identità di genere, fino ad ora riconosciute dalla comunità LGBT? Il nome di tale operazione di marketing (perché di questo in fin dei conti si tratta) ovviamente rientra anch’esso perfettamente nell’alveo del politicamente corretto ed è #HairHasNoGender (I capelli non hanno genere).

L’iniziativa si inserisce nella nuova e più ampia campagna «The Power of Hair. The Power to transform" (il potere dei capelli, il potere di trasformare) che ha l’obiettivo di “celebrare la diversità di ogni persona ed il potere che hanno i capelli nel trasformare la sfera emotiva».

In particolare, il riferimento è al ruolo che hanno i capelli nel processo di “transizione”, in quanto nella maggior parte dei casi le persone LGBTQI cambierebbero i propri capelli (tagliandoli o allungandoli ecc.) quando cambiano identità, diventando un segnale forte di trasformazione. E allora si dica a chiare lettere che non si sta giocando in difesa ma in attacco. Perché qui, più che combattere le discriminazioni si sta solo e unicamente promuovendo il transgenderismo tout court

 

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