27/07/2020 di Manuela Antonacci

Joseph Sciambra, ex pornostar gay, svela l’inganno mediatico del mondo arcobaleno

«Quella proveniente dal mainstream mediatico è un’immagine molto distorta e falsa dello stile di vita omosessuale, disegnata a posta per gli americani. Ci sono cascato anche io». Sono le parole di Joseph Sciambra, ex pornostar gay, che ha raccontato la sua storia in un’ intervista a Lifesitenews Un racconto da brividi, teso a mostrare tutto “l’inganno della cultura LGBT”, come dichiara egli stesso nell’intervista.

Tutto sarebbe iniziato quando Sciambra era piccolo: a soli 8 anni viveva in uno stato di insoddisfazione e inquietudine continua, finché un giorno gli capitò di guardare una rivista pornografica, ma fu solo l’inizio. Da quel momento cominciò la sua folle ed esasperata ricerca di piacere per affogare l’infelicità che lo tormentava. Negli anni Novanta, entrò nella comunità gay di San Francisco. Qui visse più di dieci anni praticando sesso estremo.

In particolare frequentava locali gay a Castro dove vi erano sale per giochi erotici chiamate ‘cabine di gloria’ , in cui addirittura non si poteva nemmeno vedere con chi si faceva sesso. Da quel momento cominciò la sua veloce discesa all’inferno: Joseph divenne un attore porno e si dette al sadomasochismo. Racconta di aver procurato e ricevuto dolore e vere e proprie torture, anche per soddisfare l’industria del porno gay.

La sua vita, come racconta, cominciò ad essere contraddistinta dall’odio, dopo aver sperimentato una promiscuità senza limiti, con ben 1000 uomini. Finché una delle terribili orge a cui partecipò fu così violenta che venne trasportato urgentemente in ospedale. Qui ebbe un’esperienza pre- mortem: vide scendere la sua anima in un’enorme bocca spalancata che affogava le altre anime nella sua schiumosa salivazione. Insomma ha dichiarato di aver visto e sentito letteralmente l’inferno.

Ma sua madre, al suo capezzale, pregava incessantemente per lui, finché Joseph cominciò ad avere paura e ad implorare aiuto da Dio e finalmente guarì. «Mia madre non smise mai di pregare e siccome quando ero piccolo credevo in Dio, implorai il Suo aiuto e Lui mi salvò. Compresi quasi immediatamente che tutto quello che avevo fatto in passato era una lunga via verso la perdizione. Dio mi diede chiarezza e cominciai a studiare, a leggere. L’aiuto spirituale insieme a quello psicologico mi permisero di riconvertire il mio orientamento omosessuale.»

Dopo la sua eclatante testimonianza, Sciambra, è stato contattato da diversi giovani omosessuali desiderosi di cambiare vita e stanchi di uno stile di vita che li portava all’infelicità. Per Sciambra, infatti, la pornografia è «una sorta di dipendenza come le droghe o l’alcol». E anche se i media cercano di «ritoccare la realtà gay», lui ha ancora negli occhi e nella mente, tutti quegli uomini arrivati a San Francisco da ogni angolo degli Stati Uniti «per trovare un porto sicuro in cui essere accettati» che alla fine «sono morti a causa delle malattie».

«Ho visto molti giovani morire per le malattie ma anche per i suicidi», ricorda Sciambra. La sua testimonianza, tuttavia, è indirizzata principalmente verso i genitori che si vantano di essere “liberali”: «Mi rivolgo specialmente ai genitori moderni che sono decisi a offrire i propri figli a questo orrore, per dirgli cosa li attende, e per dare dignità a quanti si sono ritrovati in questa vita senza averne colpa».

Per quanto riguarda poi, il tentativo dell’ideologia gender, di cancellare la differenza sessuale Sciambra è molto chiaro: «La liberazione omosessuale mira a creare come una sorta di sollievo nella mente dei gay. Dopo tante sofferenze, persecuzioni e lotte» scegliere l’omosessualità è per i gay «un tentativo di raggiungere la pace e il compimento. Ma è un inganno. E la pace che bramano non accade mai».

Joseph, tuttavia, se la prende anche con chi condanna i gay, senza alcuna carità costringendoli a scappare e a nascondersi. E’ importante, infatti, secondo lui, avere «amici disinteressati, che non facciano battaglie per loro, che li ascoltino senza fare troppa catechesi o impartire lezioni dogmatiche, ma da cui si sentano voluti», perché ciò di cui necessitano, aggiunge, è “comprensione, compassione e preghiere».

Per questo sostiene le terapie riparative: «Tutti gli omosessuali che ho conosciuto, senza eccezioni, possono trovare, a volte con riluttanza, l’origine della propria omosessualità in qualche episodio della loro infanzia». L’opposizione alle terapie riparative «esiste perché in fondo si sa che funziona. I terapisti capaci sanno trovare la radice che causa la pulsione omosessuale nelle persone». E quando questo accade, i promotori dell’ideologia gender «non hanno più potere sulle persone che prima controllavano».

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