07/02/2019

Jayden, piccolo transgender “annunciato” dalla sua famiglia

Greg Rogers, donna transgender e “papà” di un bambino di 5 anni, Jayden, a sua volta “in fase di transizione”, si è detta “ferita” per le accuse di abuso psicologico che molti stanno rivolgendo a lei e alla sua compagna, in quest’ultimo periodo. Si tratta del primo eclatante caso di “famiglia trans”, nel Regno Unito, in cui il componente più giovane ha appena 5 anni e già avrebbe dichiarato ai suoi genitori di «odiare tutto ciò che riguarda l’essere un ragazzo»: un concetto complesso che risulta difficile attribuire all’elaborazione spontanea di un bambino così piccolo, ancora in fase prescolare, periodo in cui l‘immaginario dei bambini è ancora tutto fantastico, più che dominato  da problemi reali.

Ma proprio il “quadretto familiare” in questione potrebbe spiegare il disorientamento del bambino, se si pensa che questa insolita famiglia è formata da un “papà” di 27 anni, Greg Rogers, che in realtà è una donna affetta da disforia di genere e una madre biologica, Jody, di 21 anni che si dice sgomenta per la scelta del figlio.

È basandosi su tali premesse, che alcuni concittadini della coppia hanno sporto denuncia ai servizi sociali per abuso di minore, sospettando che i due stiano tentando di usare Jayden per attirare l’attenzione dei media e che la sua “scelta” sia fortemente condizionata da quella fatta  dal “padre” a suo tempo e dunque mossa da semplice spirito di emulazione, seppure Greg sostenga di non aver rivelato a suo figlio la sua transessualità. Anzi la coppia si difende sostenendo di aver sempre trattato il bambino con amore e rispetto.

Eppure il contesto familiare in cui il piccolo è cresciuto potrebbe essere davvero la chiave per spiegare il disorientamento legato alla sua identità sessuale: pensiamo all’accorato appello lanciato dal Collegio Americano dei Pediatri, ACPeds, quest’anno appena passato, in cui si invitano tutti coloro che esercitano la professione medica, alla prudenza nel parlare di “bambini transgender” : l’ACPeds, nel comunicato ha chiarito, senza possibilità di fraintendimenti, che nessuno nasce con un “gender” avulso dal proprio corpo, perché la coscienza di sé come maschio o femmina è innata e tende a svilupparsi nel corso del tempo, ma potrebbe anche essere sviata da determinate influenze “culturali” e dalle impressioni soggettive del bambino.

Per lo stesso motivo, il presidente del Collegio Americano dei Pediatri, il dottor Joseph Zanga, ha affermato a chiare lettere che d’ora in poi il principio da seguire nell’affrontare i casi di bambini transgender sarà “non rischiare di fare danni” prescrivendo farmaci che bloccano la pubertà o intervenendo addirittura con la mutilazione chirurgica di parti sane del loro corpo. Questo modo di procedere, ha sottolineato con forza il collegio americano dei pediatri, e noi lo ribadiamo ancora una volta in questa sede, è da considerarsi una vera e propria forma di “abuso” nei confronti dei minori.

Davvero ci auguriamo che la sorte del piccolo Jayden, in questo caso, non dipenda solamente da due genitori, di cui uno con disforia di genere, che si fidano e si affidano totalmente e unicamente alla capacità critica, alla maturità e all’intelligenza emotiva di un bambino di cinque anni.

Manuela Antonacci

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