13/04/2026 di Salvatore Tropea

Anche l’Italia si muove per proteggere i minori dai social: ecco il Ddl del Governo

L’Italia prepara un ddl per vietare o limitare l’accesso dei minori ai social, rafforzare il parental control e restituire ai genitori un ruolo centrale.

L’Italia si muove sul fronte della tutela dei minori nel mondo digitale. Dopo i recenti casi di Paesi come Australia, Francia, Danimarca, Austria, Grecia, Indonesia - che hanno già vietato o hanno annunciato futuri divieti per l’uso dei social o degli smartphone da parte dei minori - anche il nostro Governo punta a rendere più stringente l’accesso dei più giovani ai social network. E ci sarebbe già, come anticipato da alcuni organi di stampa, una bozza di provvedimento.

Il nuovo disegno di legge

Il testo del provvedimento - anticipato dal Corriere della Sera e ancora in forma di bozza - è nato anche, ma non solo, sull’onda dei drammatici casi di cronaca più recenti, in primis quello della professoressa di francese accoltellata all’interno di una scuola da un alunno tredicenne a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, che ha fatto emergere quanto i social possano influire - negativamente - sui comportamenti dei minori, sulla loro crescita, sulla loro educazione, oltre che causare danni come disturbi dell’attenzione, dell’apprendimento, dello studio e della stessa socialità. Il cuore del provvedimento sta nell’articolo 7, comma 2, che prevede l’introduzione di «strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai 15 anni». A partire dal compimento del quindicesimo anno di età, l’iscrizione autonoma alle piattaforme sarà consentita, ma sempre ferma restando la possibilità per chi esercita la responsabilità genitoriale di continuare a esercitare controllo e limitazione sull’utilizzo. Sarebbero invece state escluse, in quanto ritenute «invasive», le soluzioni di controllo biometrico, adottate invece dal modello australiano.

Un provvedimento che sicuramente - lo vedremo - migliora la situazione attuale, ma che forse è ancora troppo poco, se pensiamo che altri Stati - come la già citata Australia - hanno previsto il divieto assoluto per l'uso dei social al di sotto dei 16 anni, dunque con una soglia d'età più alta.

Il parental control

Un’altra misura centrale del ddl sarebbe poi lo sviluppo e l’incremento di sistemi di parental control obbligatori su tutti i dispositivi in uso ai minori. Questi sistemi dovranno essere attivati sia al momento della configurazione iniziale del dispositivo, tramite profili appositamente pensati per i minori, sia attraverso pacchetti junior dedicati, messi a disposizione direttamente dagli operatori di comunicazioni. Il testo descrive questa soluzione come «uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia». I sistemi di controllo parentale dovranno garantire come minimo la limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche - inclusi i numeri di emergenza - l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco dei siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore e la memorizzazione dei siti visitati.

Il ruolo centrale della famiglia

Gli obblighi previsti dal ddl ricadono su una platea ampia di soggetti: produttori di dispositivi cellulari, distributori, rivenditori e operatori di comunicazioni elettroniche. Ma un ruolo centrale è riservato alle famiglie, che sono indicate come gli unici soggetti titolati a disattivare i sistemi di controllo imposti ai figli minori, mentre i genitori che non rispettano le disposizioni rischiano sanzioni amministrative. 

Il Ddl bipartisan Fdi-Pd

In realtà questa iniziativa del Governo si inserisce in un percorso già avviato in passato, in particolare - infatti - già nel 2024 fu presentato un disegno di legge bipartisan da Fratelli d’Italia e Partito Democratico, per iniziativa delle senatrici Lavinia Mennuni (FdI) e Simona Malpezzi (PD) e depositato alla Camera dalla deputata Marianna Madia (PD). Si tratta di un testo che - seppur ad oggi ancora in stand-by - prevede il divieto di accesso ai social network e piattaforme video fino al compimento dei 15 anni, definendo nulli i contratti stipulati dai minori, a meno di un consenso esplicito dei genitori; in più affida all’Agcom il compito di individuare le modalità tecniche per accertare l'età, nel rispetto della privacy, ricorrendo potenzialmente al digital identity wallet europeo. Insomma, dopo alcuni casi di cronaca italiani e dopo gli esempi che già arrivano dall’estero, sembra proprio che l’intera politica italiana si stia mobilitando per tutelare i bambini e gli adolescenti dalle enormi insidie che la Rete - e i social in particolare - nascondono.

L’attuale situazione italiana

Come si accennava pocanzi, è bene ricordare come stanno attualmente le cose in Italia, poiché esistono già dei limiti - seppur insufficienti - per l’accesso e l’uso dei social da parte dei minori. Innanzitutto bisogna ricordare che nel nostro Paese la disciplina non parla genericamente di “iscrizione”, ma di capacità di prestare il consenso al trattamento dei propri dati personali, come infatti previsto dal D.Lgs. 101/2018 per l’adeguamento della normativa nazionale al GDPR. Sotto i 14 anni, dunque, un minore non può prestare autonomamente il consenso e quindi l’iscrizione a un social deve essere autorizzata da un genitore o tutore. Senza questo passaggio, il profilo è tecnicamente illegale. Dai 14 anni in su, invece, un ragazzo acquisisce la cosiddetta “maggiore età digitale” e può gestire autonomamente i propri profili. Una soglia che ovviamente è - palesemente - troppo bassa, ma che crea anche un paradosso, anche questo che andrebbe risolto il prima possibile. Parliamo del paradosso generato da alcune app come TikTok, Facebook o Instagram, dove viene indicata in 13 anni l’età minima, poiché queste piattaforme seguono la Children’s Online Privacy Protection Act, una legge statunitense. Ebbene, un tredicenne che usa uno di questi social può tecnicamente farlo, mentre per la legge italiana - già ora - starebbe violando la norma. Una nuova legge dovrebbe quindi letteralmente obbligare le piattaforme ad adeguarsi agli standard nazionali di età.

Valditara: «I ragazzi vanno protetti dai pericoli del web»

A fare il punto sulla ratio del provvedimento è stato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervistato da La Stampa. «Esiste un disagio che è in larga misura legato al mondo Internet e dei social. Ormai lo sostengono tutti gli esperti: i ragazzi si isolano in un mondo virtuale che rende problematico il contatto con la realtà, entrano in un mondo caratterizzato spesso da aggressività, odio, volgarità, spinte alla prevaricazione, senza contare i rischi del dark web. Come governo dobbiamo proteggere i più giovani dai pericoli dei social e del web», ha dichiarato il ministro. Valditara ha poi ribadito che il governo non intende fermarsi a un divieto sulla carta: «Stiamo studiando la soluzione tecnicamente più efficace per proteggere i più giovani». E ha aggiunto che «il governo presenterà una proposta tale da non consentire l’aggiramento di un divieto». Il ministro ha anche rivendicato il cammino già percorso: «un percorso di cura e attenzione per i ragazzi che abbiamo già avviato, tra i primi al mondo, quando abbiamo vietato l’uso del cellulare a scuola, introdotto il parental control nel decreto Caivano e il divieto di accesso ai minori di 18 anni ai siti pornografici». Pur consapevole delle difficoltà tecniche, Valditara si dice fiducioso: «Al governo sono note le problematiche legate a forme di divieto come quelle previste in altri Paesi, stiamo lavorando per presentare una proposta che dia risultati tecnicamente efficaci. Sono ottimista perché esistono soluzioni praticabili e siamo determinati ad adottarle».

 

 

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