02/07/2020 di Manuela Antonacci

Incredibile ma vero. Anche le femministe lanciano l’allarme contro il ddl Zan

Come abbiamo sottolineato in passato, l’associazione Arcilesbica, che rischia di scomparire dalla comunità LGBT, da un po’ di tempo si è come risvegliata, cogliendo, finalmente, l’inganno e la balla scientifica sottesa all’ideologia gender che di fatto, non fa che negare alcuni diritti fondamentali alle donne, diritti basati proprio sul sesso biologico, che, invece il gender riduce a “dato neutro”.

Per questo motivo, l’associazione si era unita alla lotta dei fondatori del WHRC (Declaration on Women's Sex Based Rights (WHRC) per fare pressioni sulle nazioni per mantenere il linguaggio che protegge le donne e le ragazze sulla base del sesso piuttosto che "di genere" o "identità di genere".

Un lavoro “antigender”, da parte di ArciLesbica, che arriva fino alla condanna della maternità "surrogata" e pratiche correlate” e che per questo ha lasciato l’associazione e la realtà di “Se non ora quando” allibite davanti allo scenario giuridico, umano e antropologico che si intravede con il ddl Zan

La nuova legge contro l’omofobia e le discriminazioni spaventa, infatti, anche loro, al punto da averle portate ad indirizzare una lettera ai parlamentari e al deputato del Pd relatore della legge. Si tratta di quella che loro stesse hanno definito come “una più approfondita riflessione, sgombra da ogni automatismo di schieramento politico o partitico”.

Come chiariscono le donne: “Noi siamo favorevoli a che nel nostro Paese si arrivi alla definizione di norme contro ogni discriminazione in base all’orientamento sessuale. Il nostro allarme non è quindi generato da pregiudizi di sorta, è piuttosto il risultato di specifici, concreti e diffusi episodi, avvenuti all’estero e in Italia nei quali si rivela la carica di intolleranza e discriminazione contenuta nella formula della “identità di genere” nei confronti delle donne”. Seguono, poi, una serie di esempi concreti che potremmo definire, appunto, di “discriminazione al contrario” (della minoranza che perseguita la maggioranza) come il caso di J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, femminista e liberal che per aver difeso Maya Forstater (una ricercatrice licenziata dal suo posto di lavoro al Center for Global Development per un tweet considerato “discriminatorio verso i trans” poiché sosteneva che “la differenza sessuale è biologica”) si è vista rovesciare addosso una valanga di accuse di omofobia, sessismo, razzismo, transfobia o il caso di Jessica Yaniv, che, pretendendo di dichiararsi donna, seppure con genitali maschili, ha presentato diverse denunce contro donne estetiste che si sono rifiutate di farle una depilazione intima e l’elenco continua, nella lunga lettera, descrivendo altre situazioni che hanno visto le donne discriminate per un male inteso senso di “tolleranza”.

Pertanto, continua la lettera: “Questi episodi rendono evidente il rischio di “criminalizzazione” delle femministe e di tutte coloro che rivendicano la differenza di sesso poiché, secondo la logica espressa anche nel ddl Zan, sostenere che il soggetto del femminismo sono le donne sarebbe una manifestazione di transfobia e come tale sanzionabile. Eppure basterebbe sostituire il termine “identità di genere” con “transessualità” per far cadere rischi e preoccupazioni”.  In base a questi pericoli concreti, allora l’associazione chiede una riflessione seria, approfondita e lucida, su queste tematiche e soprattutto sgombra da ogni ideologia politica.

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