29/05/2021

Il sesso fecondo

Sono contrario al DDL Zan, e in particolare alla premessa da cui parte, espressa nell’art. 1, essenzialmente per un motivo: la sua pretesa di determinare il sesso e poi il genere, l’orientamento e l’identità sessuale in astratto. La giudico un’operazione ideologica consistente nel sottomettere la realtà al concetto per negarla e mistificarla.
 
Penso all’opposto che il sesso non sia astrattamente determinabile almeno per due motivi:
 
Il primo è che impregna il sangue, gli organi, la voce, la sensibilità, l’affettività, la percezione di sé, cosicché ogni forma di rapporto con gli altri, ma ancor prima con il mondo, passa attraverso di esso. Pertanto, s’inscrive nella vivente concretezza della persona e della sua natura relazionale. La differenziazione in maschio e femmina non si limita, infatti, ad alcune caratteristiche accessorie, ma segna in profondità e nel tempo tutta la corporeità determinando anche la personalità, che sarà di uomo o donna dentro, e non soltanto nel corpo. Segna, quindi, l’esperienza intima che non può non passare fin dal suo inizio dal sesso, perché il nostro concepimento è per via sessuale.
 
Il secondo è che non è qualcosa di statico, come può esserlo un concetto, perché si determina in un lungo processo di sessualizzazione “che si estende e s’interiorizza in ogni parte dell’organismo durante tutto il periodo del suo sviluppo” (Angelo Serra, Sulle componenti biologiche della sessualità). E in questa dinamica l’informazione genetica è prima. Poi dal corredo cromosomico conseguono quelle modificazioni che portano alla formazione della gonade femminile o maschile e, quindi, alla conformazione dell’apparato genitale in un processo in cui gli ormoni sessuali sono determinanti per la differenziazione già a livello embrionale. 
 
Il sesso è, quindi, biologia (e anatomia), e lo è nel senso radicale di essere la struttura biologica essenziale della persona. Solo dopo vengono le sensazioni psichiche, ossia le percezioni interiori circa l’appartenenza sessuale. Certamente successive sono le trascrizioni culturali, morali, religiose, anche se questo non significa che siano necessariamente in conflitto con la natura. 
 
Il punto dirimente sta allora nel non dissociare l’identità sessuale dall’identità codificata nel gene e poi dal suo sviluppo a partire da quello. Nessun intervento chirurgico potrà, infatti, cambiare la struttura cromosomica profonda, cellulare, giacché ogni singola cellula è marcata sessualmente. La memoria cellulare codifica antecedendo il sesso gonadico e morfologico. Certamente si danno “disturbi della differenziazione sessuale”, ossia casi di intersessualità in cui si manifesta una discordanza tra sesso genetico, gonadico e genitale, o anomalie genetiche, ma questi sono decisamente irrilevanti su un piano statistico, anche se non su piano umano e personale. 
 
Ridotto invece nei termini di una determinazione astratta o, peggio ancora, ideologica, il sesso perde il suo inscriversi nel bios, ossia nei ritmi e nelle leggi di natura. Perde, in particolare, la direzione verso l’altro, la sua vocazione alla complementarietà. L’orientamento sessuale prefigurato nel DDL, sulla scorta della teoria del gender, non è invece che affermazione dell’autodeterminazione dell’individuo a prescindere dal gene, dall’anatomia, dalla biologia e, quindi, dalla natura. Maschile e femminile sono volatilizzati nel in-differenziato, nell’omologo, nel relativo e la cultura si trova intrappolata nel concetto al punto da non comunicare più col bios. 
 
Laddove c’è la relazione subentra la dissociazione, cosicché sentimento, avvertenza, percezione del sesso e sesso biologico vengono ad essere discrepanti. Il gene viene tradito e si finisce per rinchiudere il sesso entro il solipsismo del soggetto, entro la sua percezione, cui conseguirebbero l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Si spegne il sesso nella sua energia polare, che corrisponde al suo proiettarsi verso il diverso da sé (etero), alla sua fertile diversità, in quanto è ancora la genetica a dirci che la vita nasce dal maschile e dal femminile e che ogni altra caratterizzazione “culturale” può al massimo servire a mistificare questo dato originario. 
 
Perché c’è anche da non dimenticare che la fecondità non è un’appendice o una mera accidentalità della sessualità, ma ne costituisce il coronamento nella sua dinamica di sviluppo. 
 
Clemente Sparaco
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