20/11/2018

Il ritorno del pensiero magico travestito da scienza (I parte)

Nel dibattito attuale si perde sempre più spesso la distinzione tra la scienza, sempre di per sé positiva, e limitata, essendo pur sempre scienza umana, e la tecnica. Vorrei dire, addirittura, per essere più chiaro, la differenza tra la scienza e la magia.

Tutti sappiamo che la cosiddetta rivoluzione scientifica ha avuto il grande merito, soprattutto con Galilei, di tagliare la testa alla magia. Il Cinquecento, infatti, è, come ha scritto Paolo Rossi, «il tempo dei maghi» per eccellenza. Il tempo in cui, accanto alla scienza nascente, risorgono fortissime, nell’ambito di una generale riscoperta del mondo pagano, astrologia, alchimia, culti animisti ecc. Scienza e magia si trovano così a fronteggiarsi, negli stessi anni, e sullo stesso terreno: il dominio della natura. La magia infatti, con i suoi filtri di giovinezza, la sua idea di creare l’homunculus, la sua credenza nella pietra filosofale, si presenta appunto come una “tecnica”, fatta di riti, invocazioni, formule, per ottenere un controllo su tutto, dagli astri alla lunghezza della vita umana. Anche la scienza, d’altra parte, cerca di controllare e dominare, giustamente, la natura. Ma allora dov’è la differenza fondamentale, nello spirito, tra scienza e magia?

Cerchiamo di capirlo. Il mago si rende conto, almeno intuitivamente, della esistenza di leggi naturali che non si possono violare; vede i limiti presenti nella sua stessa natura e in quella delle cose: epperò decide di violarli, di imporsi, di andare contro, a suo personale ed esclusivo vantaggio. E’ lui che vuole il potere, che desidera affermarsi al di là di ogni distinzione tra bene e male, giusto e ingiusto. I sentimenti che lo guidano sono l’arroganza, la superbia, il delirio di onnipotenza. Scriveva Francesco Bacone che «il fine del mago ha a che fare con l’orgoglio e l’ambizione, è ancora legato alla tentazione del serpente: il fine della scienza invece è il benessere di tutti i viventi, è la carità».

La scienza, al contrario della magia, è conoscenza della natura, attraverso l’interrogazione della stessa. Lo scienziato conosce costringendo la natura a rispondergli, a svelarsi quale essa è, quale è stata progettata dal Creatore. «Alla natura si comanda solo obbedendo ad essa: nella natura», chiosa il Rossi, «c’è un ordine. Questo ordine va faticosamente appreso» e pone dei «limiti invalicabili». Comandare alla natura obbedendole, significa che per volare non cerco di infrangere la legge di gravità con una scopa magica, ma che, studiando il volo degli uccelli, calcolando la gravità, le forze, i vettori, i venti, eccetera, costruisco un aeroplano, che vola seguendo le leggi della natura stessa, dopo averle apprese e ammirate. Il vero atteggiamento dello scienziato, allora, è assai umile: «Se non diventerete simili ai fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli: la stessa disposizione, afferma Bacone, deve essere assunta per entrare nel regno della natura» (P. Rossi, “Il tempo dei maghi”, Raffaello Cortina).

Il mago, allora, non ha nessuna umiltà, nessun rispetto, nessuna predisposizione fanciullesca, umile, di fronte al reale. Al contrario è guidato da un desiderio, sarebbe meglio dire un sogno, una fantasia, di onnipotenza. Pensa di poter agire senza limiti, senza regole, senza obbedienza, contro natura.

Ecco, la situazione odierna è proprio questa: scienziati che ritornano maghi, che agiscono come maghi, dando vita ad una “scienza alchimistica”, magica, che vuole trasformare il piombo in oro. La scienza, o meglio la tecnica, viene oggi sempre più spesso utilizzata con una mentalità magica. Gli esempi sono infiniti: dalla pillola contraccettiva, che blocca un processo naturale, non senza conseguenze fisiche negative sulla donna, alla pillola che servirebbe a mantenere più a lungo la fertilità, anche se chiaramente con effetti imprevedibili sulla eventuale salute di un bimbo concepito in tarda età esclusivamente grazie a preparati chimici; dalla maternità surrogata, al sogno di un utero artificiale...

Penso anche alla creazione delle chimere, cioè alla produzione di embrioni umani al 99,9%, ibridati con materiale animale allo 0,1%. Oppure alla produzione di pecore con gli organi al 15% “umani”, di topi con l’1% di cellule cerebrali umane. Penso, ancora, alla usanza di brevettare il Dna, come fosse una proprietà privata, per scopo di lucro; oppure alle tecniche di fecondazione artificiale, tutte assolutamente sperimentali ed aleatorie, come ad esempio la Icsi, che permette sì ad un padre sterile, in alcuni casi, di avere un figlio, ma di averlo, quasi sicuramente sterile come lui, e probabilmente con altre malattie che si possono solo lontanamente prevedere.

Penso, infine, soprattutto, alla clonazione, terapeutica o riproduttiva, che è il più evidente esempio di una scienza divenuta preda della mentalità magica, che si propone cioè di dare e controllare la vita umana. Non è un caso che a lanciare per primi la notizia, fasulla, di aver clonato una creatura umana, siano stati i Raeliani, cioè una setta con evidenti venature magiche. Non è neppure un caso che costoro abbiano deciso di dargli il nome “Eva”, come se si ritenessero effettivamente dei creatori con la C maiuscola.

Francesco Agnoli

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