I vescovi della Campania hanno preso posizione in modo netto sul fine vita, intervenendo pubblicamente nel momento in cui il tema del suicidio assistito torna a pesare nel dibattito nazionale e regionale. Lo hanno fatto rilanciando «con forza» la linea della Chiesa: difendere ogni vita, accompagnare la sofferenza, senza scorciatoie che trasformino la morte in “soluzione”.
No alla morte di Stato
Nel testo di una nota pastorale, i pastori campani mettono in fila, senza giri di parole, i capisaldi: «Il “no” della Chiesa all’eutanasia e al suicidio assistito», insieme a «un “sì” pieno e convinto alla cura» e alla richiesta «alle istituzioni pubbliche di difendere e promuovere la vita in ogni fase e condizione», fino all’appello ai fedeli perché siano «testimoni del Vangelo della vita». La nota insiste anche sul nodo culturale: una società che normalizza la “morte procurata” finisce per indebolire i più fragili; per questo ribadisce che «nessuna legge può legittimare atti che sopprimono intenzionalmente una vita umana innocente» e richiama con forza il ruolo delle cure palliative, definite una risposta «etica e scientifica», denunciando che in Campania «sono adottate solo in minima parte». Solo l’8,5% sul totale dei malati aventi diritto, poi in realtà riesce ad avere concreto accesso alla palliazione.
La nota pastorale
La novità è che questa presa di posizione è una nota pastorale: non un commento estemporaneo, ma un documento pensato per orientare fedeli e società, «strumento di accompagnamento pastorale e culturale». Ed è la prima nota pastorale di una conferenza episcopale regionale sul fine vita da quando è iniziato il confronto attorno a una possibile nuova legge sul suicidio assistito. Anche la scelta del momento è significativa: i vescovi spiegano di aver voluto parlare lontano dai picchi di cronaca, alla vigilia del Natale e mentre sta per finire il Giubileo della Speranza, offrendo un testo “denso” e strutturato in dieci punti, intitolato «Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza».
La responsabilità dei politici cattolici
Questo monito cade mentre in Parlamento prosegue l’iter - seppur a rilento - di una proposta della maggioranza di centrodestra sul fine vita, che negli scorsi mesi ha ruotato attorno a criteri d’accesso, tempi procedurali e al ruolo attribuito alle cure palliative, oltre che al ruolo del Sistema Sanitario Nazionale. E proprio qui sta il punto: presentare una legge sul suicidio assistito come “male minore” è un edulcorante pericoloso, perché trasforma l’eccezione in principio e apre la porta a una mentalità eutanasica che può facilmente diventare inarrestabile. Le parole dei vescovi campani, così chiare su ciò che nessuna legge dovrebbe mai legittimare, dovrebbero quindi far riflettere tutti, soprattutto quei politici, di qualsiasi schieramento, che si dichiarano cattolici. Non si può dire “vita” a parole e poi votare norme che rendono la morte una prestazione, magari chiamandola compassione.