15/04/2014

Il Forteto

Ci sono voluti trent’anni, ma alla fine qualche verità emerge sul Forteto, la cooperativa agricola nata dall’esperienza di un gruppo di  ragazzi di 19-20 anni che si riunivano nei locali di una parrocchia di Prato. “Erano studenti, giovani operai – si legge ancora nel sito – che si ritrovavano per parlare dei propri problemi e per alcuni impegni sociali: un doposcuola, animazione, incontro con la disabilità. Maturava l’esigenza di dare un futuro al gruppo, la prospettiva di una vita in comune.

Lagricoltura sembrò allora l’ambiente più adatto per concretizzare l’ideale di vita insieme”. Il gruppo si richiamò all’esperienza di Don Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, Mario Gozzini, Giampaolo Meucci, i leader dei cattolici di sinistra, una corrente politico-culturale molto affermata a Firenze tra gli anni ‘50 e ‘90. I principi ispiratori furono il comunitarismo, il ritorno alla terra, i prodotti d’eccellenza, la rottura dei legami tradizionali.

Per tutti, nacque così un’esperienza d’eccellenza. Il fondatore della cooperativa, Roberto Fiesoli, detto “Il Profeta” e il suo sodale Luigi Goffredi – come ha scritto Stefano Filippi sul “Giornale” – “inventano la famiglia funzionale, in cui l’uomo e la donna non sono legati da amore, fardello di materialità di origine sessuale, ma da una mansione da svolgere. Al Forteto, dove erano banditi i rapporti eterosessuali, non nascevano bambini; così Fiesoli chiese e ottenne minori in affido. E la comune diventò una setta con lessico e metodi propri: i maschi separati dalle femmine per non ‘acchitare’ (provocare); i maltrattamenti come prassi nel chiuso del ‘forno’; la corruzione fisica; gli abusi psicologici (l’unico telefono era amplificato in sala mensa perché tutti controllassero i colloqui personali); i ‘chiarimenti’, una berlina in cui bisognava ammettere tutto, anche ciò che non si era fatto. I sistemi ‘rieducativi’ del Forteto sono stati teorizzati, messi per iscritto in libri pubblicati da autorevoli editori, dibattuti in conferenze e convegni, finanziati da enti locali, osannati da intellettuali, politici, magistrati, psichiatri, assistenti sociali. Un miscuglio di Freud e don Milani, di legami con la Toscana catto-comunista e la Lega delle cooperative, di rapporti e coperture insospettabili”. Nel 1979, per la prima volta, la magistratura prese in esame il Forteto. Se ne occupò l’attuale Presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini. Fiesoli fu arrestato e condannato per corruzione di minori.

A seguito delle denunce delle vittime – che nel corso degli anni si riunirono in un’Associazione – la procura di Firenze nel dicembre 2011 arrestò nuovamente Fiesoli, per violenze su minori e maltrattamenti, per poi rinviarlo a giudizio con altri 22 membri della comunità. Nel processo che ora si sta celebrando, è stata ammessa come parte civile la Regione Toscana,  che ha disposto una  commissione regionale d’inchiesta sulla vicenda. Stefano Mugnai, Presidente della Commissione d’inchiesta sull’affidamento dei minori, presentando i lavori della Commissione, dichiarò: “Per trent’anni le Istituzioni, non tutte, alcune, che hanno responsabilità in materia di affido, anziché sollevare i minori da situazioni difficili, per portarle ad esperienze migliori, più serene, li hanno collocati in una struttura nella quale già vi erano state sentenza di condanna passate in giudicato per reati specifici. Il Tribunale dei minori ha continuato a mandare i minori nonostante le condanne, i servizi sociali non hanno minimamente controllato come andava l’affidamento del minore. Tutto questo si è fatto in spregio delle norme vigenti, perché la ‘famiglia funzionale’ del nucleo familiare non aveva assolutamente nulla. Non c’era la minima volontà di mantenere i legami con la famiglia d’origine e soprattutto gli affidamenti non erano temporanei. Quindi, sul Forteto non è che si sono applicate le leggi, si sono sistematicamente violate”.

Dalla relazione emergono – come ha riferito Repubblica Firenze del 30 aprile 2013 – “racconti di abusi sessuali, fisici, emotivi, psicologici partita da testimonianze di coloro che, dopo esserne usciti o anche restando all’interno, hanno denunciato umiliazioni, costrizioni psicologiche e abusi di ogni genere”. Maria Luisa Chincarini, consigliere regionale della Toscana, ha affermato in Commissione: “Ogni bambino che entrava nella comunità, a 5, 6, 7 anni, veniva violentato dal Profeta. Ognuno veniva scelto e violentato dal Profeta. Dopo di che subivano violenze sessuali da tutti gli altri componenti uomini della comunità, spesso dallo stesso padre affidatario”.

Dal processo che ora si sta celebrando, emergono fatti circostanziati, attraverso i ricordi – dolorosi – di chi ha vissuto queste esperienze. Ci sarà da stabilire, poi – sempre tenendo presente la presunzione di non colpevolezza delle persone coinvolte fino a sentenza definitiva – come la copertura ideologica abbia consentito che quest’esperienza sia proseguita per trent’anni.

Danilo Quinto

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