10/07/2020 di Manuela Antonacci

Il dramma dell’aborto e di ciò che distrugge in un commovente videoclip di Giuseppe Bonasia

L’aborto è spesso concepito come un tema e un’esperienza tutta e solo femminile, che riguarda le donne, il loro corpo, la loro vita, certamente in parte è così ma nel concepirla in questo modo spesso si annulla totalmente il ruolo maschile, peraltro imprescindibile per la nascita di un essere umano e che pertanto verso quel figlio ha concepito diritti, doveri ma soprattutto sentimenti e sogni.

Ed è una bellissima canzone a ricordarci tutto questo: “Forse passerà” di Giuseppe Bonasia, cantautore pugliese che con questo toccante brano ha voluto descrivere tutto il suo vissuto emotivo legato all’esperienza della perdita del suo bambino quando la donna a cui era legato alcuni anni fa era al quarto mese di gravidanza.

Il cantautore, finalista, nel 2002 al Festival di Castrocaro Terme, vincitore del “Premio Mia Martini” e di altri titoli e premi prestigiosi, nel suggestivo video, anche attraverso le immagini, rappresenta tutto ciò che “avrebbe potuto essere”, nel suo cuore e nei suoi sogni se quel bambino fosse nato: nei fotogrammi si vede un giovane papà che regge il suo piccolissimo figlio mentre cerca di toccare la torta, probabilmente del suo primo compleanno. E ancora è il giovane cantautore stesso ad apparire in alcune immagini successive, mentre cammina alzando lo sguardo verso il cielo e nell’infinità delle nuvole che si stagliano all’orizzonte, rivolge accorate parole di nostalgia al suo bambino “Tu chissà, dove sei oltre il mare ed il sole sognavo già, la tua voce sussurrare il mio nome. No non cambierà, questa voglia che ora ho dentro più ti cerco e più mi perdo. Angelo vola qui, giuro poi te ne andrai fammi un po' compagnia, stanotte Forse, o forse, forse passerà, forse passerà. Forse, o forse, forse passerà. Forse passerà”.

Come ci confida il cantante anche gli uomini soffrono certe perdite e soffrono anche per l’insterilita’, desiderano la paternità almeno quanto le donne desiderano la maternità e questi non sono concetti scontati, perché nella nostra società, forse non si dà abbastanza spazio a questo dolore. Bonasia sostiene che “non tutti gli uomini vivono la sessualità a scopo ludico, non tutti hanno la stessa idea, al di là del desiderio c’è la voglia di formare una famiglia”. Inoltre “la donna abbraccia la maternità da subito grazie all’esperienza della gravidanza, l’uomo ne prende coscienza piano piano, ma in questo caso è accaduto il contrario, tanto era forte il mio desiderio di famiglia”. “A volte- continua Bonasia- nella donna c’è anche l’errata concezione che la maternità possa costituire un impedimento alla propria vita personale e alla carriera ma a mio avviso questa concezione andrebbe rivista, bisogna liberarsi di una visione arcaica della famiglia, in cui non c’è spazio per i desideri e le aspirazioni della donna, oggi è possibile tenere insieme tutti questi elementi. Il sacrificio fa parte di ogni cosa bella”.

Lo scopo di questo brano, come ci racconta l’autore, è proprio quello di aiutare chi ha vissuto l’esperienza del lutto del proprio figlio, perché è un dolore che porti dentro e non si risolve col tempo e lo esprime benissimo la parte finale della canzone “ma tu, tu non smetterai mai di pensarci risponderai a tutti sempre di sì, e in fondo ti sentirai un po' meno degli altri mancherà sempre qualcosa. No non cambierà, quel gran freddo che ora ho dentro come fuoco brucia lento. Angelo vola qui, giuro poi te ne andrai, fammi un po' compagnia, stanotte”.

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