06/04/2020

Il dramma del revenge porn su Telegram

Ci fa piacere che la denuncia parta da uno youtuber di successo, come Yuri Gordon Sterrone, seguito da tanti giovani e giovanissimi, che sulla sua pagina instagram, dove è presente come Gordonreal, ha postato un video in cui, allibito, comunica di aver appreso dell’esistenza di un canale telegram il cui nome è tutto un programma “Stupro tua sorella 2.0”.

Di che si tratta? Della peggior spazzatura morale che possa esistere e che conta ben quarantamila membri (uno dei dati più inquietanti!) che si scambiano materiale di “revenge porn” (immagini o video sessualmente espliciti senza consenso delle persone rappresentate) materiale pedopornografico e tanto altro. Ma ciò che rende la cosa ancora più incredibile ed inquietante è che gli utenti interagiscono tra loro in una chat, come sottolinea anche lo youtuber, nel suo video di denuncia, in cui usano espressioni come “le donne vanno tutte stuprate”, “sono solo involucri di carne” e altre affermazioni che è impossibile riportare qui, per questioni di pubblica decenza.

Nel suo video postato su instagram, Gordon fa anche un appello ai suoi followers, invitandoli a mettersi nei panni delle loro madri, delle loro sorelle e di tutte le donne della loro vita, si rivolge a loro chiedendo se vogliano veramente che messaggi così deleteri per le persone che hanno più a cuore, prendano piede e si trasformino in qualcosa di “normale” e “assodato” o se, al contrario, hanno il coraggio di ribellarsi a tutto questo, cominciando innanzitutto a segnalare il gruppo in questione.

Non solo, si chiede (e anche noi ci chiediamo) come si fa a definirsi “uomo”, nel momento in cui si partecipa ad una simile violenza morale e per di più di gruppo, autocompiacendosi tutti insieme, del livello infimo di bassezza raggiunto. Per questo Gordon, lancia un messaggio con un hashtag finale “Se questo è un uomo, io non sono un uomo”. Messaggio che sottolineammo e rilanciamo con forza, sperando che tanti si uniscano ad una seria azione di denuncia.

 

di Manuela Antonacci

 

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