07/10/2025 di Redazione

Il documento ONU contro l'utero in affitto. Ecco come e perché l'Italia può essere protagonista

Il prossimo 10 ottobre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite affronterà un tema che potrebbe cambiare radicalmente il panorama internazionale nella difesa della dignità di donne e bambini. In quella data, infatti, sarà discusso il Rapporto Speciale A/80/158, presentato dalla Relatrice ONU sulla violenza contro le donne e le ragazze, Reem Alsalem. Non si tratta di un documento qualunque, ma di un testo di straordinaria importanza che raccoglie dati, testimonianze e analisi sul fenomeno dell’utero in affitto, descrivendolo senza mezzi termini come una forma di sfruttamento e di violenza. Mai prima d’ora le Nazioni Unite avevano messo in agenda una discussione così chiara e radicale su una pratica che, dietro facili slogan e false narrazioni, nasconde drammi profondi. L’ONU avrà quindi l’occasione di indicare una strada che porti al divieto globale di questa pratica disumana.

Maternità surrogata come la tratta degli esseri umani

Il Rapporto ONU A/80/158 non lascia spazio a dubbi: la maternità surrogata (o, come viene edulcorata, la gestazione per altri, Gpa) viene definita come una pratica che viola gravemente i diritti fondamentali delle donne e dei bambini, con dinamiche assimilabili alla tratta di esseri umani. Nel testo vengono dettagliati i rischi fisici e psicologici per le madri surrogate, donne spesso in condizioni di estrema vulnerabilità economica, che accettano di portare avanti una gravidanza non per scelta libera e consapevole, ma spinte dal bisogno o dalla pressione di terzi. Il documento sottolinea come questo fenomeno alimenti un mercato miliardario a livello globale, che riduce i bambini a oggetti da comprare e vendere, e le donne a strumenti da sfruttare. Viene inoltre denunciata la falsa etichetta della cosiddetta “gestazione per altri altruistica” o “solidale”, definita un inganno che serve solo a mascherare una realtà in cui, comunque, a rimetterci sono sempre i più deboli. La Relatrice Speciale chiede dunque agli Stati di adottare misure concrete: vietare in modo assoluto tutte le forme di utero in affitto, penalizzare i committenti e le cliniche che lucrano su questo business e avviare il processo per la stesura di un Trattato internazionale vincolante che proibisca la surrogata ovunque nel mondo. Un passaggio rilevante riguarda proprio l’Italia, citata come esempio unico per aver già introdotto nella propria legislazione il reato universale di maternità surrogata, riconoscendo quindi la possibilità di perseguire il crimine anche se commesso da cittadini italiani all’estero.

La mobilitazione di Pro Vita & Famiglia

Di fronte a un’occasione tanto decisiva, Pro Vita & Famiglia Onlus ha scelto di agire con determinazione, lanciando una petizione popolare rivolta al Governo italiano e in particolare al Ministro degli Esteri Antonio Tajani. La richiesta è che l’Italia non solo sostenga il Rapporto A/80/158, ma assuma un ruolo di guida nella comunità internazionale. L’Italia, infatti, essendo l’unico Stato ad aver riconosciuto l’utero in affitto come reato universale, ha il titolo e l’autorevolezza per farsi portavoce di una battaglia che può mettere fine a quella che il Rapporto descrive come una moderna forma di tratta. Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, ha ricordato che questa è una sfida storica, in cui l’Italia può segnare la differenza e dare voce a milioni di donne sfruttate e a bambini mercificati. La petizione, intanto, continua a raccogliere migliaia di firme e adesioni da cittadini consapevoli che il silenzio sarebbe complicità. Per questo l’appello è a firmare subito, perché solo con una forte mobilitazione popolare si potrà spingere il Governo ad assumere l’iniziativa necessaria e rendere concreta la speranza di un mondo libero dall’utero in affitto.

 

 

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