31/05/2021 di Manuela Antonacci

Il documento choc dell’Unicef che promuove la pornografia per i minori

È molto grave che sia stata proprio L'UNICEF a pubblicare e poi rimuovere un controverso rapporto dal suo sito web o meglio, il rapporto, in seguito, è stato pubblicato, ma modificato.

Parliamo di affermazioni incredibili secondo le quali i bambini non verrebbero traumatizzati dalla visione di materiale pornografico e quindi dovrebbero avervi libero accesso.

Tutto questo sarebbe riportato nel rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) "Digital Age Assurance Tools and Children’s Rights Online" secondo cui, appunto, la pornografia potrebbe non essere sempre dannosa per i bambini.

Addirittura, i piccoli, potrebbero essere in grado di accedere a materiale sessualmente esplicito in base alla loro età e maturità, anzi, ne avrebbero addirittura il diritto. Ma, non appena, in queste ultime settimane, il Friday Fax ha riportato la notizia, subito l'UNICEF ha rimosso il rapporto dal suo sito web e, al suo posto, ha pubblicato un rapporto appositamente modificato, dal quale erano scomparse le dichiarazioni riportate dal Friday Fax.

Mentre, il portavoce dell'UNICEF Najwa Mekki si è affrettato a dichiarare: "La posizione dell'UNICEF è chiarissima, nessun bambino dovrebbe essere esposto a contenuti dannosi online". Tuttavia lo stesso Mekki, poi, si è rifiutato di rispondere alla domanda in cui si chiedeva se l’UNICEF considerasse la pornografia effettivamente dannosa per i bambini.

Ma c’è di più, perché nel rapporto dell'UNICEF incriminato, si afferma addirittura che non tutti i contenuti sessualmente espliciti si qualificherebbero come "pornografici", arrivando a proporre una sorta di metro, in base al quale classificare quale materiale pornografico sarebbe adatto a essere visualizzato da bambini di "diverse fasce d'età".

E lo scopo di questa sorta di scala graduata, secondo il rapporto, sarebbe addirittura quello di prevenire la violazione del “diritto di accesso” dei bambini a materiale sessualmente esplicito, come le informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva.

Insomma, come volevasi dimostrare, l’ipersessualizzazione dei bambini, con la scusa dell’educazione sessuale, mira a ben altro.

Viene da chiedersi, infatti, in questo caso (come in tanti altri) che senso abbia promuovere la visione del porno nei più piccoli, se non abituarli alla fruizione di qualcosa che, se un domani dovesse essere proposta loro da un adulto, non avvertirebbero più come morbosa e pericolosa? A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina…

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