15/06/2021 di Manuela Antonacci

Il ddl Zan già entra nelle scuole e indottrina i ragazzi. Succede in Emilia-Romagna

“Siamo di fronte a un caso di abuso didattico e di indottrinamento politico: sono state spiegate solo le argomentazioni di chi è favorevole, mentre quelle di chi è contrario sono state liquidate come fake news”.

 È la denuncia di un genitore esterrefatto per quanto è accaduto nella classe di suo figlio, al Liceo Formiggini di Sassuolo, in provincia di Modena, per una lezione tutta dedicata al Ddl Zan, lo scorso maggio. Ma la cosa più incredibile è che, come racconta la madre, che vuole rimanere anonima, tutto questo si è svolto nell’ora di educazione civica, in cui, tramite delle slide e un video, un’insegnante ha parlato di omosessualità e del disegno di legge in questione. Anonimato, quello chiesto dalla madre dell’alunno, resosi necessario per “paure di ripercussioni e vendette, tanto che ho aspettato la conclusione degli scrutini di fine anno prima di denunciare”. Peraltro i genitori non erano stati minimamente avvisati dell’intenzione della docente, nonostante qualche giorno prima si fosse svolto il consiglio di classe.

Una descrizione tutta ideologica del ddl che sta dividendo anche la maggioranza, come spiega la mamma che ha denunciato l’accaduto: “non è stato spiegato che il ddl Zan è un disegno di legge e ci sono partiti e cittadini favorevoli e contrari alla sua approvazione. Sono offesa e indignata che il mio pensiero e quello di milioni di italiani sia considerato spazzatura da chi la pensa diversamente da me”. Per di più “era stato proposto, per rimediare, un contradditorio con un magistrato del Centro studi Livatino – quindi un giurista esperto - ma la dirigente ha rifiutato”.

Tutto sarebbe partito da una domanda che un’insegnante avrebbe fatto ad un alunno, su che cosa significherebbe “omofobia” e , a suo dire, il 90-95% degli alunni avrebbe dimostrato di non averne idea. E, oltre il danno, anche la beffa, perché, quando la mamma ha chiesto spiegazioni all’insegnante in questione, chiedendole come mai non ne avesse parlato in Consiglio di classe, la professoressa le avrebbe risposto che la libertà di insegnamento includerebbe che, come può insegnare l'Ablativo assoluto, può anche insegnare il ddl Zan”. Insomma, siamo alle solite: uno crede di mandare il proprio figlio a scuola, ad imparare le solite discipline curricolari e, invece, se lo ritrova indottrinato, con la solita solfa arcobaleno. Ma, purtroppo, l’ideologia gender, oggi, viene introdotta nelle scuole e non solo, in mille modi diversi.

Un caso analogo, infatti, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi, è quello con protagonista la piattaforma WeSchool che si è premurata, addirittura, di inviare ai docenti che la utilizzano per la didattica online, un’e-mail, in cui si invitava a compilare e far compilare ai loro studenti - a partire da 11-13 anni - un questionario da cui evincere “come vengono percepiti da docenti e studenti i temi dell’orientamento e dell’identità sessuale, dell’identità di genere e dell’omobitransfobia”: il tutto in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia (lo scorso 17 maggio).

Viene da chiedersi – in entrambi i casi - cosa c’entri l’educazione civica che, per definizione è “lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini, alla gestione e al modo di operare dello Stato”, con l’ideologia di una ristretta minoranza di persone e se non sia semplicemente, un modo come un altro, per rendere curricolare il gender nelle scuole, facendolo passare, appunto, per una non precisata forma di “educazione civica”.




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