*nella foto in evidenza i portavoce di Pro Vita & Famiglia, Jacopo Coghe e Maria Rachele Ruiu, con il deputato Rossano Sasso - relatore del ddl alla Camera - davanti Montecitorio, il 3 dicembre 2025, quando la legge fu approvata dalla Camera.
Nella giornata di ieri, martedì 20 gennaio, il Ddl Valditara sul consenso informato a scuola - già approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 3 dicembre - ha iniziato il suo iter di audizioni in Senato, avviando così il percorso già iniziato qualche giorno prima, il 14 gennaio, quando fu incardinato appunto in Senato, dando il via alla procedura che lo porterà - si spera il prima possibile - in Aula a Palazzo Madama.
Le audizioni
Le audizioni sono un passaggio chiave perché la Commissione Cultura, come da prassi, ascolta esperti e soggetti interessati per raccogliere elementi tecnici e politici prima di entrare nel cuore del lavoro sul testo. Nel caso del Ddl sul consenso informato, le audizioni sono iniziate, appunto, il 20 gennaio, presso l’Ufficio di Presidenza della 7ª Commissione “Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica”, che lavorerà - a quanto trapela - per audire tutti i soggetti nel più breve tempo possibile, ed è stato già indicato lo stesso presidente della Commissione, il senatore della Lega Roberto Marti, come relatore.
Commissione in “sede redigente”
Il Ddl è stato incardinato nell’apposita Commissione Cultura, che lavorerà nella cosiddetta “sede redigente”. Questo significa che non si limiterà a dare pareri o, al massimo, a produrre una relazione; bensì la Commissione ha la facoltà di lavorare in modo sostanziale sul testo di legge, con un ruolo forte nell’eventuale modifica. Ed è proprio per questo che il passaggio in Commissione è decisivo: ogni pressione, ogni tentativo di “correzione”, ogni emendamento può cambiare l’impianto approvato alla Camera, soprattutto con il rischio - che arriva dai diktat della Sinistra - di annacquarlo, di snaturare la sua funzione di tutela dell’educazione dei più piccoli e di salvaguardia della libertà educativa dei genitori. Va da sé, quindi, quanto sia fondamentale - e auspicabile - che il testo in Senato resti fedele a quanto già approvato a Montecitorio, senza storture e senza modifiche che significherebbero, tra l’altro, il necessario ritorno della legge alla Camera e, di conseguenza, l’allungamento dei tempi per l’approvazione definitiva.
Cosa prevede il Ddl approvato dalla Camera
Giova quindi ricordare il cuore della legge, così come è stata approvata dai deputati lo scorso 3 dicembre. Innanzitutto nessuna attività su temi attinenti alla sessualità potrà essere proposta agli studenti senza un consenso informato, preventivo e scritto dei genitori, o degli studenti stessi se maggiorenni. Il tutto, in ogni caso, dopo che la scuola avrà messo a disposizione i materiali didattici per la visione. La richiesta dovrà inoltre arrivare almeno sette giorni prima e dovrà chiarire finalità, obiettivi, contenuti, modalità e l’eventuale presenza di esperti esterni o associazioni coinvolte - con tanto di dettagli e curricula - così da impedire gli ormai tristemente famosi “progetti a sorpresa” che sappiamo essere mascherati da iniziative per la giusta lotta alle discriminazioni o al bullismo, ma si rivelano poi essere eventi di propaganda gender e veicolo per l’Agenda Lgbt. Il testo approvato alla Camera stabilisce inoltre che nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie questi temi non potranno in alcun modo essere trattati e prevede di conseguenza l’adeguamento del Patto educativo di corresponsabilità alle nuove regole, rendendo strutturale e non occasionale il diritto dei genitori a sapere prima e a scegliere.
L’83% degli italiani vuole il consenso informato
Come sempre, Pro Vita & Famiglia segue con grande interesse il susseguirsi dei lavori parlamentari, compreso - ora - l’avvio dell’iter in Senato. Un lavoro vigile, fatto anche di iniziative, proposte concrete, manifestazioni di piazza e sensibilizzazione che va avanti ormai da molti anni e che, nell’ultimo anno, si è tradotto anche con l’avvio della Campagna nazionale, che prosegue tuttora, “Mio Figlio No – Stop Gender nelle Scuole”, che si è caratterizzata con convegni e affissioni in tutta Italia e una petizione popolare che ha superato le 51.000 firme, già consegnate ai capigruppo della Camera e al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana poco prima dell’approvazione del Ddl proprio a Montecitorio. L’azione e i risultati di Pro Vita & Famiglia - e soprattutto la grande mobilitazione popolare - sono la prova che questa battaglia per il bene dei bambini e dei ragazzi e per la tutela della libertà educativa delle famiglie non è “di nicchia”, ma risponde a un’esigenza reale di mamme e papà e soprattutto alla richiesta della stragrande maggioranza del Paese, come dimostra un sondaggio commissionato da Pro Vita & Famiglia a Noto Sondaggi - e pubblicato - che ha rivelato come ben l’83% degli italiani sostenga la necessità del consenso informato dei genitori a scuola.