04/10/2019

Il consigliere La Morgia contro il gender festival di Bologna: «spettacoli non adatti ai bambini»

"Radical choc", un nome che è tutto un programma, quello del festival Lgbt organizzato a Bologna da Gender Bender e dal Cassero, all’interno della rassegna Bologna Contemporanea, che si svolgerà dal 23 ottobre al 3 novembre e promossa dall’assessorato alla Cultura della Regione Emilia Romagna e dal Comune di Bologna.

La manifestazione, secondo quanto si legge sul sito dell’evento, avrebbe lo scopo di presentare al pubblico italiano «gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale».  Diversi gli eventi dedicati ai bambini, spettacoli che proprio per la fascia d’età a cui si rivolgono stanno facendo discutere. Ne abbiamo parlato con il consigliere comunale Umberto La Morgia, di Casalecchio di Reno, che non ha nascosto le sue perplessità.

 

Consigliere ci può descrivere lo spirito di questo gender bender festival?

«Direi che già il titolo “Radical choc” è piuttosto significativo, anche perché credo proprio che di “chic” non ci sarà molto. Dalle descrizioni degli eventi si evince che c’è un intento provocatorio, penso allo spettacolo che parla di bambine transgender o del film "Yo imposible”, su una donna intersex che ha subito un intervento correttivo, ma non sa bene a quale genere vuole appartenere. Davvero casi-limite che si intende sdoganare».

Parliamo appunto della pellicola sulla donna intersex che ha citato. In questo caso più che l’identità di genere c’è di mezzo una questione di variazioni fisiche, connesse anche con problemi ormonali. Non le sembra che ci sia un miscuglio di tematiche, tra un fenomeno di origini biologiche, come in questo caso, e la questione dell’identità sessuale? L’impressione che se ne ricava, leggendo le descrizioni degli eventi, è che si voglia collocare tutto in un grosso calderone, è d’accordo?

«Senz’altro. E la confusione non riguarda solo la maniera in cui viene trattato questo argomento ma anche nel modo in cui si parla degli stereotipi, c’è ad esempio uno spettacolo, appunto "Gioco di stereotipi”, descritto in questo modo: “I ruoli maschili e femminili sono così mescolati, esagerati e annacquati affinché si possano riconoscere i pregiudizi e il loro ruolo discriminatorio nella società e nel mondo della danza”. Già in questa dichiarazione si nota una certa confusione, particolarmente grave, in questo caso, perché lo spettacolo si rivolge ai bambini dai 12 anni in su. Direi che è il caso di aspettare qualche anno prima di affrontare tematiche così complesse e talvolta controverse. Inoltre, se proprio vogliamo parlare di stereotipi da abbattere forse dovremmo cominciare dalla continua commercializzazione del corpo della donna nell’ambito della pubblicità dove troviamo molti più nudi femminili che maschili. Tuttavia, l'ideologia va sempre oltre la realtà e deve categorizzare il maschio e la femmina come stereotipi arcaici e andare contro lo schema cosiddetto patriarcale e i fantomatici pregiudizi al punto da proporre anche il transessualismo di bambini».

Commentiamo appunto, questo aspetto del festival e lo spettacolo che ha citato, ricordando anche che nella sezione cinema troviamo la storia di “Little Miss Westie”, una pellicola che ha come protagonista un bambino transgender nell’America di Trump. Come mai si parla così tanto dei bambini?

«Bella domanda, non saprei che dire, forse perché si sta imponendo una mentalità secondo cui ormai bisogna sdoganare proprio tutto, a tutti i costi. A me non piacerebbe se l’Italia arrivasse alla stessa deriva ideologica della Svezia dove, in nome di un non ben definito concetto di uguaglianza, vengono aboliti i giochi per i maschietti e quelli per le femminucce. Il concetto che deve passare è questo: se uno vuol fornire uno spaccato reale della società è un conto, ma sono cose che si devono rivolgere agli adulti, diverso è arrivare a parlare di abbattimento di stereotipi in nome di un concetto neutro della sessualità, discutibile e non adatto alla mente di un bambino, ancora troppo piccolo per capire certe tematiche».

 

di Manuela Antonacci

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