19/03/2022 di Luca Volontè

Il buon esempio dell’Inghilterra, che promuove le cure palliative. E l’Italia?

Le associazioni di pro life inglesi e che si occupano delle cure di malati terminali hanno accolto con entusiasmo la decisione del Parlamento di bocciare il nuovo tentativo di legalizzare il suicidio assistito e, soprattutto, l'annuncio del   Governo di investire sulla palliazione.

La Camera dei Lord, infatti, ha bocciato con 179 voti a favore e 145 contrari la proposta di legalizzare la morte medicalmente assistita, ovvero - appunto - il suicidio assistito.

Parallelamente, però, si è deciso di dare un esplicito diritto legale alle persone in fin di vita affinché possano accedere all'assistenza sanitaria e alla cure palliative (esigibili da tutti). Una possibilità che rappresenta una prima volta dalla nascita del sistema sanitario nazionale NHS.

Il governo ha promesso di sostenere un emendamento della Camera dei Lord riferito al cosiddetto Health and Social Care Bill, che richiede che in ogni parte del Paese si forniscano cure palliative specializzate ai pazienti che le richiedano. La decisione dell’esecutivo è avvenuta a seguito dei mesi di campagne di sensibilizzazione promosse da gruppi pro life come ‘Marie Curie’, ‘Sue Ryde’r e ‘Alzheimer's Society’, nelle quali si chiedeva che i servizi di cure palliative fossero messi sullo stesso piano di altre cure fornite dal sistema sanitario, come la maternità e i servizi dentistici.

L'emendamento introdurrà un requisito specifico per i "servizi o strutture per le cure palliative" che la commissione di assistenza integrata e i responsabili dei servizi locali del NHS del governo dovranno rendere esigibili in ogni parte del Paese. Le associazioni di beneficenza e pro life hanno affermato che il cambiamento introdotto potrebbe porre fine a una ‘lotteria di codici postali’ (ovvero la fornitura di cure palliative a ‘macchia di leopardo’ sul territorio) a causa della quale decine di migliaia di persone muoiono ogni anno senza un adeguato sostegno o sollievo dal dolore.

Una recente analisi dell’associazione ‘Marie Curie’ ha mostrato recentemente che circa 215mila persone all'anno perdono l'assistenza di fine vita e che senza la nuova decisione del Governo i pazienti morti senza cure palliative potrebbero arrivare a 300mila nei prossimi 20 anni. La Baronessa Finlay di Llandaff, professoressa di medicina delle cure palliative e sostenitrice dell'emendamento, durante il dibattito dei giorni scorsi ha detto: "Questo cambiamento è incredibilmente importante. Per la prima volta l'NHS dovrà assicurarsi che ci siano servizi per soddisfare i bisogni di cure palliative di tutti coloro per i quali sono responsabili in una zona territoriale del Paese. Le persone hanno bisogno di aiuto presto, quando ne hanno bisogno, sette giorni su sette, la malattia non rispetta l'orologio o il calendario". Ha ricordato inoltre ai Lords che anche se "le cure palliative generali di base dovrebbero essere competenza di ogni medico", le cure palliative specialistiche sono una "specialità relativamente nuova, che è il motivo per cui non è stata inclusa nella prima legislazione del NHS".

L’associazione degli ‘Hospice UK’ ha fatto presente ai parlamentari che una persona su quattro che potrebbe beneficiare delle cure palliative oggi sta ancora perdendo l'assistenza di alta qualità che dovrebbe aspettarsi. In particolare, sono le persone provenienti dalle minoranze etniche e da ambienti socioeconomici più bassi ad essere colpiti in modo sproporzionato dalla mancanza di cure palliative per tutti e su tutto il territorio nazionale. Craig Duncan, amministratore delegato ad interim dell'ente che aggrega gli hospice del Regno Unito ha ribadito: "La pandemia ci ha mostrato che come si muore, il dove e con quale supporto medico sono elementi di massima importanza. Gli hospice forniscono cure a centinaia di migliaia di persone morenti ogni anno, ma il modo in cui i loro servizi sono commissionati e finanziati è rimasto fragile e complesso per molti anni. "Questo nuovo emendamento è un fantastico passo avanti nel cambiare questa situazione, assicurando per la prima volta che coloro che guidano il nostro sistema sanitario sono legalmente tenuti a fornire le cure palliative" ed i cittadini hanno il diritto di esigerle.

Una portavoce del Dipartimento per la salute e l'assistenza sociale ha sostenuto questa scelta e dichiarato che "le cure palliative sono essenziali per sostenere le persone alla fine della loro vita, ed è per questo che abbiamo presentato un emendamento per chiarire che i ‘consigli di cura integrati’ sono responsabili della commissione dei servizi di cure palliative e di fine vita".

Anche la portavoce di ‘Right To Life UK’, Catherine Robinson, ha accolto con favore il “cambiamento, che speriamo trasformi il dibattito sul suicidio assistito e l'eutanasia. Le cure palliative sono state a lungo riconosciute come un aspetto essenziale dell'assistenza sanitaria, in particolare all'interno del movimento pro-vita. I sostenitori del suicidio assistito e dell'eutanasia spesso creano una falsa scelta tra una morte dolorosa e il suicidio assistito. Ma le buone cure palliative possono scongiurare la scelta di morte volontaria”.

 

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