12/07/2019

Ikea licenzia in tronco dipendente cristiano contrario al mondo Lgbt

Il polacco Tomasz K. dipendente dell’Ikea, uno dei più noti rivenditori al mondo di mobili, è stato licenziato dalla sua azienda per aver detto la sua opinione su un’iniziativa pro Lgbt portata avanti in Polonia, dal mobilificio svedese. L’ex dipendente, che si fa chiamare con lo pseudonimo di Tomasz K., ha dichiarato alla rete televisiva polacca Tvp Info di essere stato licenziato per non aver voluto ritirare un commento negativo su un articolo, inviato da Ikea ai dipendenti, che promuoveva l’ideologia dell’agenda Lgbt.

Il messaggio contenuto nell’articolo in questione era una dichiarazione di solidarietà alla comunità Lgbt in occasione della recente giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, a cui è seguita l’immediata risposta del dipendente e, subito dopo, il suo licenziamento in tronco, come spiegato in una nota diffusa dalla stessa multinazionale. Questo il commento incriminato: «Accettare e promuovere l’omosessualità e altre deviazioni è una fonte di scandalo. La Scrittura dice su chi scandalizza: ‘sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare (Matteo 18,6)’. E anche: ‘Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio (Levitico 20,13)’».

L’uomo, dopo essere stato espulso dall’azienda, ancora incredulo ha dichiarato: «Sono stato assunto per vendere mobili ma sono cattolico e questi non sono i miei valori». Peraltro il suo lavoro è sempre stato apprezzato sia dai superiori che dai clienti, ma per i responsabili di Ikea la sua dichiarazione violerebbe gli standard aziendali che paradossalmente sarebbero, come dichiara Katarzyna Broniarek, responsabile delle comunicazioni aziendali, «libertà di idee, tolleranza e rispetto per ogni dipendente». Per ogni dipendente, tranne che per Tomasz a quanto pare. Il suo licenziamento in tronco sarebbe dovuto al fatto, continua Broniarek, che l’azienda avrebbe il dovere di «reagire quando vede il rischio di violazione della dignità degli altri dipendenti».

L’Istituto Ordo Iuris, però, che si sta battendo perché venga fatta giustizia nei confronti dell’operaio licenziato, ha fatto causa all’Ikea presso il tribunale di Cracovia, per chiedere che la risoluzione del contratto di lavoro venga considerata inefficace, considerato anche il clima intimidatorio creatosi intorno alla vicenda, tanto che alcuni dipendenti che hanno mostrato di aver apprezzato il commento sarebbe poi stati “;ammoniti” dall’azienda stessa.

Per gli avvocati che stanno battagliando per Tomasz K. l’unico vero motivo del licenziamento dell’uomo «è la sua espressione di una visione riferita ai valori cattolici, all’insegnamento sull’omosessualità della Chiesa Cattolica». Dunque si configurerebbe come un vero e proprio atto di discriminazione. Per questo Ikea avrebbe violato l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base al quale tutti hanno il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni, gli articoli 53 e 54 della Costituzione della Repubblica di Polonia e gli articoli 11 e 18 del Codice del lavoro polacco.

Manuela Antonacci

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