Una parte dei meloniani – o meglio, di chi gravita intorno a Giorgia Meloni e al governo – sta virando verso strade “progressiste”? Una domanda, oggi, che ci appare lecita, non solo perché ci si avvicina sempre di più alla fine della legislatura e dunque siamo quasi alle porte di una nuova campagna elettorale. Un altro fattore che fa sorgere qualche dubbio è sicuramente rappresentato dal fatto che, ultimamente, abbiamo visto spuntare fuori qualche esponente dei partiti di maggioranza – o vicino ad essi – propenso ad abbracciare addirittura le istanze dell’agenda Lgbt e woke.
È infatti quanto testimonia in primo luogo la pioggia di finanziamenti stanziati dal governo per confezionare pellicole con temi in salsa arcobaleno care più al progressismo della sinistra transfemminista e pro Pal che al mondo dei valori propri della destra conservatrice e tradizionalista, come emerso nei giorni scorsi su Il Foglio.
Finanziamenti al cinema per pellicole woke ed Lgbt
In tal senso, infatti, in preparazione della prossima stagione cinematografica il Ministero della Cultura sta già erogando lauti contributi a film arcobaleno. Tra questi sarà trasposto, per esempio, sul grande schermo il libro di Chiara Valerio “Chi dice e chi tace”, per la regia della moglie Marcella Libonati, «una storia nera di personaggi, un’indagine su una provincia insolita, ritratto di donne in costante mutazione» che sviluppa il tema della fluidità di genere. Finanziamenti cospicui sono arrivati anche a “So the Lovers Could Come Out Again”, che narra la vicenda di due uomini libanesi che addirittura s’innamorano lungo la Linea Verde di Beirut. Insomma una storia d’amore omoerotico all’insegna del cosiddetto love is love, come si ritrova ormai in quasi tutte le serie diffuse dalle principali piattaforme di streaming. E ancora, come se non fosse già abbastanza, c’è anche il film “Mademoiselle”, che racconta la storia di Matilde, la quale «ha 17 anni e il fuoco negli occhi. Le uniche due cose che contano per lei sono la musica trap e il suo gruppo di amici maschi». La stessa si autopercepisce fluida, per cui non sa definirsi femmina o maschio e «rifiuta l’identità di genere imposta dalla società».
La Commissione che eroga i finanziamenti
La stessa Commissione che eroga tali finanziamenti ‘selettivi’ per il cinema con finalità culturali è inoltre la medesima che bocciò un docu-film su Giulio Regeni. Tale diniego iniziale ai contributi pubblici fece arrabbiare il ministro Giuli al punto che licenziò il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino. Una contromisura politica giudicata un tantino arbitraria, che lo costrinse a riferire nel merito anche in Parlamento. Eppure pare che tale produzione sul ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto dopo essere uscita dalla porta stia ora rientrando dalla finestra, dal momento che è stata ripresa tra i ‘progetti speciali’ della medesima Commissione.
E questo nonostante si senta spesso dire dalle opposizioni che il servizio pubblico televisivo sia una sorta di “Tele Meloni”. Eppure, come riportato sempre da Il Foglio, sono sempre più numerosi i registi, gli scrittori e i conduttori che beneficiano dei lauti finanziamenti del governo, pur non essendo propriamente dei militanti di destra o di partiti di maggioranza. Basti ricordare in proposito che Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha ottenuto ben 700mila euro per il film “Che Dio perdona a tutti”, critico nei confronti di una certa religiosità, mentre “Cara Giulia”, che ripercorre la tragica vicenda di Giulia Cecchettin, ne ha ricevuti 600mila. E ancora, “Il sopravvissuto” di Cuppellini – che traspone cinematograficamente il libro di Scurati – ha ricevuto 800mila euro di finanziamenti; mentre “Cuore nero” di Crialese, che porta sullo schermo il romanzo di Silvia Avallone ne ha presi 750mila. Infine c’è “Gaza - Linea di difesa” di Alessandro Tonda, che ripercorre la vicenda di un corridoio umanitario creato per portare in salvo alcuni bambini palestinesi e che di soldi ne ha ottenuti 550mila euro.
Relativamente a tutto ciò, quindi, appare evidente che la settima arte si stia sempre più incrinando verso le istanze woke e verso l’agenda Lgbt ed è curioso – per non dire scandaloso – che questo venga portato avanti grazie ad alcuni esponenti vicini al governo Meloni, che ha fatto della difesa dei valori tradizionali la propria bandiera.