La questione, ormai cruciale, della lotta all’ideologia gender e in particolare all’abominio della transizione di genere dei bambini, si è arricchita recentemente di un ulteriore capitolo. Fondamentale e per certi versi dirompente. Ovvero la posizione ufficiale di contrarietà agli interventi per il cambio di sesso dell’American Society of Plastic Surgeons (Asps), società che riunisce 11mila chirurghi plastici statunitensi.
No fino ai 19 anni
Nelle nuove linee guida, infatti, l’Asps si è dichiarata contraria «agli interventi di transizione di genere fino ai 19 anni di età». Sulla scia di ben 34 studi scientifici, l’associazione sottolinea che «non ci sono prove sufficienti» a dimostrare un rapporto rischi-benefici sufficientemente accettabile. Il documento di nove pagine redatto dall’Asps rileva le «crescenti preoccupazioni sui potenziali danni a lungo termine e sulla natura irreversibile degli interventi chirurgici in una popolazione vulnerabile dal punto di vista dello sviluppo». Il suggerimento dei chirurghi plastici Usa è quindi quello di «rinviare gli interventi chirurgici correlati al genere al seno/torace, ai genitali e al viso fino a che il paziente non abbia almeno 19 anni». Dichiarazioni che, tra l’altro, hanno raccolto il plauso di Robert F. Kennedy Jr., Segretario della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d'America, il quale ha lodato l’Asps per essersi opposta «alla lobby dell’eccessiva medicalizzazione».
L’appello di Roy De Vita a Pro Vita & Famiglia
Giova ricordare che le perplessità sugli interventi per il cambio di sesso sui minori sono diffuse anche tra i medici italiani. Si pensi a quanto affermò un anno e mezzo fa il professor Roy De Vita, primario di chirurgia plastica dell’Istituto Nazionale tumori “Regina Elena” di Roma, in assoluto uno dei più rinomati specialisti di questo ramo nel nostro Paese. Nel novembre 2024, infatti, in occasione del tour italiano della detransitioner Luka Hein, promosso da Pro Vita & Famiglia, De Vita inviò un videomessaggio in cui manifestava la sua contrarietà. Secondo il noto chirurgo plastico, siamo dominati da un «falso liberalismo» che si illude che «chiunque possa fare qualsiasi cosa», finanche se «questo qualcosa va evidentemente a ledere in maniera certa e incontrovertibile gli interessi altrui». Vi sono, infatti, osservava sempre De Vita, individui che «non hanno le capacità cognitive per difendersi da soli (e i bambini non ce le hanno per definizione ndr)», c’è bisogno, dunque, «che qualcuno li protegga e questo qualcuno deve essere lo Stato. Un bambino, un minore o un adolescente non è in grado di esprimere una richiesta così importante e impattante sulla propria vita futura come quella di un cambiamento di sesso. Non può essere pienamente consapevole di tutte le conseguenze che comporta questa scelta e basterebbe rovinare la vita anche di uno solo di questi bambini per mettere in discussione tutto l’impianto ideologico».
Niente giustifica le conseguenze irreversibili
Se è vero che esistono bambini con atteggiamenti «in contrasto con il loro sesso biologico», aggiunse De Vita nel suo videomessaggio, «ciò non costituisce motivo sufficiente per entrare a gamba tesa nelle loro vite causando danni irreversibili». Chi non esercita il mestiere di chirurgo plastico è spesso convinto che «fare un intervento di cambio sesso faccia diventare un uomo una donna e viceversa… forse con qualche cicatrice di cui non immagina nemmeno lontanamente l’entità ma con risultati finali che siano perfettamente o comunque assolutamente normali sia nell’apparenza che nella funzionalità». Soffermandosi sulla tipologia di intervento più diffusa, ovvero il passaggio da uomo a donna, De Vita ricordò che «la “neovagina” nel post-operatorio diventa spesso troppo stretta o troppo corta (o entrambe le cose) per consentire dei rapporti sessuali. Si possono creare complicanze urologiche, perforazioni rettali, fistole retto-vaginali, infezioni recidivanti e facendo un’analisi dei vari studi scientifici si va da un minimo del 30% a oltre il 50% di complicanze a breve, medio e lungo termine, senza avere un risultato esteticamente accettabile e questo invece nel 100% dei casi perché nessun intervento chirurgico è in grado di ricostruire perfettamente l’apparato genitale, né maschile, né femminile ma solo di “emulare”, in maniera molto approssimativa l’aspetto esteriore».
Un percorso a senso unico
Inoltre, De Vita evidenziò che «tutti gli interventi chirurgici sono un percorso a senso unico e quindi sono irreversibili. Le cicatrici sono irreversibili e incancellabili. Cicatrici con le quali i pazienti dovranno convivere il resto della propria vita. I pazienti, in tutto il mondo, prima di sottoporsi a un intervento chirurgico di qualsiasi tipo, anche fosse la semplice rimozione di un neo, devono firmare un consenso all’intervento che si chiama consenso informato. Possiamo ritenere», si domandò infine De Vita, «che dei bambini ma anche degli adolescenti siano in grado di rilasciare un consenso che sia realmente informato? Che abbiano cioè compreso tutte le conseguenze che derivino da un intervento di cambiamento di sesso? È pleonastico affermare che scelte come queste siano troppo importanti per non essere fatte in maniera assolutamente consapevole».