07/05/2013

«Hanno sospeso alimentazione e idratazione a mio figlio. E non posso fare niente per fermarli»

Una madre di Parigi parla in forma anonima del figlio in stato di coscienza minima, che moglie e medici stanno facendo morire. Un caso simile a quello di Terry Schiavo

Le stanno uccidendo il figlio ma non può fare nulla. Così ha dichiarato una donna francese in un’intervista al portale americano Lifesitenews.com. Hervé (nome di fantasia), giovane uomo costretto in stato di minima coscienza a causa di un incidente, sta morendo lentamente a causa della moglie e di un collegio di medici che hanno deciso di sospendergli idratazione e alimentazione. A combattere la loro scelta i genitori di Hervé, che scoprendo per caso cosa stava accadendo al figlio, hanno cercato senza successo di fermare un processo di morte lungo e doloroso.

LEGGE LEONETTI. Dal 2005 in Francia vige la legge introdotta dal parlamentate Jean Leonetti, che stabilì l’illegalità dell’eutanasia attiva dicendo che alimentazione e idratazione sono sempre obbligatorie, tranne in casi eccezionali (questi ultimi inseriti con la motivazione di tutelare i pazienti terminali che rigettano il cibo). La legge, simile a quella ferma in Parlamento in Italia, fu giudicata un buon compromesso. Non da tutti: secondo il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, e David Messas, gran rabbino di Parigi, la legge poteva essere usata per introdurre l’eutanasia. La legge infatti può essere usata contro i pazienti in stato vegetativo o di minima coscienza.

«POSSO SOLO ACCAREZZARLO». A decidere per la sospensione degli alimenti di un uomo, la cui diagnosi parla di risposte agli stimoli, di reazioni alle voci dei familiari e di pupille che seguono le persone che lo visitano, sono stati un collegio di medici della clinica parigina in cui è ricoverato e la moglie. Tutto ciò nonostante la legge parli di consenso della famiglia e dei cari del paziente. Da fine aprile a Hervé è stato quindi negato il cibo, mentre la dose d’acqua a lui solitamente somministrata è passata da 3 litri giornalieri a soli 100 millilitri. E ora, quando la madre apre la porta della sua stanza, l’uomo piange. Gli infermieri le dicono imbarazzati che si tratta «di congiuntivite, ma io conosco mio figlio», ha dichiarato la donna raccontando di «vederlo soffrire in molti modi». La madre ha poi parlato della rabbia per il fatto che suo figlio non potrà morire naturalmente, ma ucciso lentamente sotto i suoi occhi impotenti. Tra l’altro, dovendo prendersi cura anche del marito malato, la signora ha spiegato di aver scoperto della decisione per caso, quando il fratello di Hervé si è accorto che la flebo per la nutrizione non c’era più. La madre ha raccontato poi di aver cercato il modo di fermare il processo di morte, ma la risposta ricevuta è stata tassativa: l’ultima parola è della moglie. Per questo ha chiesto l’anonimato al portale americano che l’ha intervistata, per non rischiare di essere allontanata dal figlio e preferendo stargli vicino nella sofferenza piuttosto che rischiare di lasciarlo morire da solo.

IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE. Quando la “legge Leonetti” fu approvata si parlava di «freno all’eutanasia», ma anche di «non accanimento». L’esito ora visibile è la possibilità di praticare l’eutanasia passiva. Ma François Hollande di recente ha promesso la revisione del testo di legge: invece che di «non accanimento» si può cominciare a discutere di «sedazione palliativa». Da qui alla legalizzazione dell’eutanasia attiva il passo potrebbe essere breve.

di Benedetta Frigerio

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