01/12/2019

Greta, transgender maltrattata, meritava aiuto

«Il nome che le hanno dato alla nascita proprio non lo vuole sentire. Perché fa male. Perché non le corrisponde. Perchè è maschile», leggiamo in un articolo di Settesere. Si tratta di una persona, di Ravenna, alla quale va il massimo del nostro rispetto, che all’età di 13 anni ha voluto farsi chiamare Greta e definirsi transgender.

Così l’articolo descrive la sua situazione: «Quando ti senti una femmina ma biologicamente non lo sei, quando fin dall'infanzia ti emarginano da ogni lato, visto che i maschi ti considerano effemminata e le femmine un maschiaccio, la fatica di stare al mondo è tanta. Tanta che arrivi a dire alla mamma, Cinzia Messina, che domattina non ti vuoi svegliare più. A meno che non ci sia una possibilità, quella di essere una ragazza».

Dev’essere stato difficile subire il bullismo, le prese in giro, l’allontanamento dei compagni, anziché ricevere aiuto. Nessuna persona al mondo merita un simile trattamento, tanto meno ad una così tenera età, l’età della crescita. Nessuno mai deve sentirsi legittimato a mancare di rispetto ad una persona, chiunque essa sia e qualunque cosa pensi.

La sofferenza di sentirsi “nel corpo sbagliato” non è affatto cosa da poco. Ma quel corpo non è un errore. Alimentare nei bambini questa idea, come molti fanno, non può che generare in essi una sofferenza di gran lunga maggiore e portarli a ritenersi sbagliati e bisognosi di cambiare.

La biologia afferma chiaramente che il sesso di una persona è immutabile. Perché, dunque, non aiutare i bambini a riconoscersi nel proprio corpo e a valorizzare la preziosità di quest’ultimo così com’è, invece di spingerli a voler “essere altro”? «Greta ha detto che i deboli sono i bulli» e noi di Pro Vita & Famiglia concordiamo pienamente: basta bullismo! Ogni persona merita di essere rispettata nella sua dignità ed aiutata ad apprezzarsi così come realmente è.

Un pensiero che però non sembra essere condiviso da molti sostenitori della propaganda gender, che anziché aiutare i bambini ad armonizzarsi con la loro identità sessuale, trovano la soluzione nel transessualismo o nel transgenderismo. Eppure sappiamo bene che proprio quest’ultima è la strada scelta da vari Paesi “illuminati”.

Per esempio nel Regno Unito già da qualche anno ha iniziato a diffondersi trattamento ormonale per arrestare la pubertà dei bambini, come primo passo verso un intervento chirurgico. Fermando lo sviluppo, sarebbe possibile scegliere con serenità a quale sesso appartenere e dunque intervenire medicalmente (ovviamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale, dunque dei cittadini). Una pratica sempre più diffusa e già da tempo, basti solo pensare - infatti - che solo nel Regno Unito, nel 2015, sono stati registrati 1.398 casi di disforia di genere, più del doppio dei 697 del 2014 (nel 2010 erano 97). In soli nove mesi di quell'anno ben 2,7 milioni di sterline furono state stanziate per somministrare ai bambini interessati farmaci che ne bloccassero la pubertà.

Allo stesso tempo, però, sono centinaia le storie di giovani transessuali che sempre più spesso cercano aiuto per tornare al loro sesso originale. Come ha affermato Charlie Evans, di 28 anni, nata femmina e che si è identificato maschio per quasi dieci anni prima di intraprendere il percorso di "detransizione" di genere. La donna sta inoltre organizzando un'associazione benefica proprio per aiutare queste «centinaia» di persone, come ha dichiarato a SkyNews.

Come abbiamo visto il tema tocca anche e soprattutto i bambini in età di pubertà e prepubertà. Persino QuotidianoSanita.it tratta l'argomento, specificando che nei casi disforia di genere, quando si tratta appunto di bambini, nella maggior parte dei casi (addirittura tra l’80 e il 90%) questa condizione non persisterà con l’insorgere della pubertà e non avrà conseguenze sull’esperienza di genere futura (la letteratura scientifica classifica questi soggetti come “desisters”). Nei restanti casi (i cosiddetti “persisters”) la pubertà può essere un momento complicato: la comparsa dei caratteri sessuali secondari, unita alle esperienze di innamoramento e attrazione, può aumentare il livello di sofferenza. Ecco quindi un ulteriore motivo per cui ci sentiamo di suggerire di trattare questi e simili casi con estrema cautela.

 

di Luca Scalise
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