20/11/2015

Gender: egalitarismo radicale anche nelle vaccinazioni

A volte la scienza è contagiata da una smania di egalitarismo, soprattutto tra i “generi”, che in epoca di ideologia gender va proprio di moda.

Quando il ben dell’intelletto tornerà ad affacciarsi sul nostro meraviglioso pianeta e si guarderà indietro a questi nostri giorni di pazzia qualcuno si chiederà: come è stato possibile?

Come è stato possibile che il buon senso, la realtà delle cose, la logica siano stati oscurati in maniera così massiva? Dov’erano gli scienziati, i politici, gli esperti, tutti coloro che in teoria sono chiamati a vigilare sulla salvaguardia della salute delle persone che popolano una nazione?

Erano tutti intenti a seguire i precetti della medicina politicamente corretta, quella che non prevede discriminazioni e che deve fondarsi sui principi di uguaglianza e libertà.

Il Comitato governativo per le vaccinazioni e le immunizzazioni (JCVI) ha stabilito che a partire dal gennaio 2016 nel Regno Unito anche i bambini siano vaccinati contro l’HPV, il papilloma virus, in modo da risultare in sintonia con i dettami della medicina politicamente corretta. Fino ad ora, infatti, questo tipo di vaccinazione era previsto solo per le bambine dai 9 anni in su e per i maschi che intrattengono rapporti omosessuali. Qualcuno ha notato questa disuguaglianza e prontamente si è intervenuti per evitare insopportabili discriminazioni.

Il Dr Shaun Griffin, responsabile del Terrence Higgins Trust, ha così commentato: 
“Abbiamo bisogno di un programma di vaccinazione gender neutro in modo da coprire tutti, anche i ragazzi. Il vaccino deve essere somministrato nelle scuole, come accade adesso per le bambine, i bambini di ambo i generi devono ricevere il vaccino prima di iniziare l’attività sessuale aumentando così l’efficacia del vaccino”.

E sempre l’illuminato Dr Griffin dice: “Siamo davanti a un problema di uguaglianza, dato che il vaccino è disponibile per le bambine e non per i bambini, adesso che ne è stato consigliato l’uso anche per gli uomini che intrattengono rapporti sessuali con altri uomini (MSM)”.

Non è mancato nemmeno l’avallo del premio Nobel per la Medicina prof. Harald zur Hausen che nel 2008 riceveva il riconoscimento per le sue scoperte sul ruolo svolto dal virus del papilloma nella formazione del cancro del collo dell’utero.

Informato della decisione governativa il prof. Hausen ha detto: “E’ fondamentale vaccinare anche i bambini non solo perché possono contrarre il cancro alla gola, all’ano e al pene a causa dell’HPV, ma anche perché in questo modo si blocca la trasmissione del virus una volta per sempre”.

Possibile che nessuno si alzi a dire: come mai un tempo le malattie sessualmente trasmesse erano diffuse unicamente in determinate categorie di persone considerate a rischio a causa di comportamenti sessuali poco selettivi e disinvolti?

Perché per le malattie sessualmente trasmesse non si utilizza il principio della prevenzione che invece sembra essere la bussola che orienta ogni tipo di decisione dentro l’UE? Perché le sigarette e il fumo sono stati aspramente stigmatizzati dagli Stati che hanno assunto un atteggiamento di tipo repressivo nei loro confronti, per prevenire il cancro del polmone, mentre per quel che concerne i tumori del collo dell’utero, del pene e dell’ano non si utilizza lo stesso tipo di logica? Perché gli scienziati non dicono apertamente che la prevenzione primaria delle malattie sessualmente trasmesse non sono le vaccinazioni ma un comportamento sessuale responsabile?

C’è qualcuno in grado di spiegarci l’arcano?

Forse la risposta sta in quel “follow the money” che imperversa ormai ovunque e che detta le regole della convivenza umana.

Dina Nerozzi

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