07/11/2015

Gender all’Università di Catania ( e le colpe della Chiesa...)

Tra i negazionisti della ideologia gender ci sono diversi pensatori di rango accademico.

Il 12 febbraio 2015, si è svolto nella sede dell’Associazione LILA Catania un evento chiamato “Il curriculum nascosto – decostruire a scuola stereotipi e pregiudizi eterosessisti” ( clicca qui per il video à https://vimeo.com/119653104 ), patrocinato, tra le varie associazioni, anche da “Queer as Unict” e “UAAR”.

La prof.ssa Graziella Priulla, sociologa della comunicazione e della cultura e docente ordinaria di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Catania, non ci va troppo per il sottile ed esordisce affermando che la “Teoria del gender” non esiste, è un po’ come il diavolo, no? Ma basta che si dia un nome a qualcosa, che la gente crede che ci sia”. Sostiene inoltre che, inizialmente, la battaglia contro il gender altro non era che una sterile guerra condotta da un manipolo di “esagitati fondamentalisti” quali Costanza Miriano e Mario Adinolfi, ma che in seguito essa abbia trovato eco e sostegno da parte della Conferenza Episcopale Italiana, più precisamente nel Card. Bagnasco. Una “crociata contro il gender” che, diversamente da quanto affermato nella lezione di cui si parla, è sfociata in una piazza composta da un milione di persone laiche, senza l’appoggio della CEI.

La sociologa continua e sviluppa la propria tesi, secondo la quale gli insegnanti di religione sarebbero la mano armata di questa crociata e urgerebbe una mobilitazione nazionale per fermare questa strumentalizzazione del gender finalizzata a giustificare l’intromissione della Chiesa cattolica nella vita laica del Paese, nel tentativo di riappropriarsi del monopolio sulle fasi evolutive (e quindi anche quella sessuale) dell’individuo.

Perché teoria “gender” e non “di genere”? La risposta della docente fa sorridere: lei sostiene che l’utilizzo della lingua inglese serve per far apparire l’argomento “strano, esoterico, importato”. Una spiegazione decisamente fantasiosa, non c’è che dire.

La prof.ssa Priulla si pone poi altre inquietanti domande: dov’è il mondo laico, che ne è del mondo delle donne? Che stanno facendo gli insegnanti democratici di fronte a questo“tentativo di mistificazione” (sì, si riferisce alla lotta all’ideologia gender) favorito dalla mala informazione? Eppure, basterebbe uno sguardo scevro da pregiudizi per vedere che questi mondi ci sono: i laici, le donne e gli insegnanti democratici stanno combattendo con noi. Lo fanno per riaffermare la dignità di ogni donna, che non può essere utilizzata come oggetto di commercio tramite l’aberrante pratica dell’utero in affitto (oggi in continua espansione); per ribadire il principio della libertà di espressione, sancito dall’art.21 della Costituzione e minacciato dal ddl Scalfarotto che, in nome del contrasto alla discriminazione omofobica, intende imbavagliare le coscienze ed introdurre un reato di opinione.

E ancora. La sociologa si indigna di fronte al nostro “allarmismo” quando vengono introdotti corsi di “educazione sessuale”, a suo dire “ fondamentali nel momento in cui l’omofobia è dilagante” e indispensabili in quanto “alle scuole medie si resta incinte e i bambini stuprano le compagnette nei banchi di scuola”. È chiara la scelta, certamente più comoda: non educare al valore della persona e del suo corpo, ma informare sulle modalità per eliminare il rischio di gravidanze non previste. Immancabile poi il richiamo all’omofobia, come se un progetto deresponsabilizzante e svilente rispetto alla sessualità potesse in qualche modo aiutare i ragazzi ad accettare un compagno di classe con orientamento omosessuale (in uno Stato che, giova ricordarlo, viene classificato tra i paesi più gay friendly al mondo dal Pew Research Center ).

Una lezione confusionale, qualche riferimento all’omofobia qua e là, due sferzate alla Chiesa cattolica che non guastano mai, tutto rivestito dalla monotona retorica femminista sessantottina ormai obsoleta.

Del resto, non ci si può aspettare molto altro da una docente che vede la scuola quale luogo per “instillare dubbi e non dare risposte”, forse inconsapevole del fatto che, per risolvere i dubbi, i bambini necessitano di una formazione, hanno bisogno degli strumenti per affrontare i dubbi e trovare risposte adeguate.

“L’ideologia gender non esiste”, ma la professoressa denuncia il conformismo odierno, generato dalla convinzione delle persone che “ciò che è, è così e non può cambiare”. Ci si riferisce all’identità sessuale dei bambini? In tal caso, ecco riassunta l’ideologia inesistente in pochi secondi di discorso.

Graziella Priulla vuole chiudere in bellezza, confidando agli studenti che lei di insegnamenti di masturbazione, di corsi gender a scuola, di giochi del rispetto, non ne ha mai visto uno e che tutta la paura dei genitori per questi insegnamenti è conseguenza della battaglia dei catto-integralisti difensori della famiglia.

Non possiamo che rivolgere alla professoressa un appello, in nome della battaglia contro la disinformazione, a lei tanto cara, supplicandola di porre rimedio a lacune che inquinano la sua reputazione: gent.ma Professoressa, chieda ai genitori delle scuole in cui questi corsi sono stati applicati (la redazione di ProVita ha aggiornato il data base dei progetti in questione).

La realtà è oggettiva, come l’esistenza di questi corsi ed il danno che ne consegue; un danno subito dai bambini, non da lei.

Elia Buizza

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DAI TENTATIVI DI

LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONI CIVILI

 

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