11/03/2015

Gender all’asilo – A Trieste s’insegna ai bambini a toccarsi

L’ennesimo tentativo di confondere le idee dei bambini da parte degli ideologi del gender è stato attuato negli asili di Trieste.

In 45 scuole dell’infanzia il Comune propone il “Gioco del rispetto – Pari e dispari”, che, come si legge sull’opuscolo informativo, ha lo scopo di «verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale».

Insomma, lo dicono chiaramente che vogliono confondergli le idee.

Blu-DentalInoltre, dice il materiale esplicativo che  la maestra, dopo aver fatto fare un po’ di ginnastica ai bambini, dovrà far notare loro le sensazioni e le percezioni provate. «Per rinforzare questa sensazione i bambini/e possono esplorare i corpi dei loro compagni, ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente – si legge ancora – i bambini possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale».

E così, secondo il progetto, i bambini possono imparare e accertare che maschi e femmine sono diversi  e “nominare senza timore i genitali maschili e femminili». Al contempo bisogna spiegare che tali differenze sono del tutto marginali rispetto al resto: non c’è differenza tra maschio e femmina, che sono stereotipi di genere. Così facendo i bambini vengono confusi: fisicamente siamo diversi. E su questo non possono esserci dubbi. Che come dignità personale siamo tutti uguali, questo deve essere argomento di altra lezione, altro contesto, in cui non si parla di fisicità e di materia...

Tra i giochi proposti c’è pure quello del “Se fossi” durante il quale  «I bambini e le bambine potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati». E quindi imparare che i due sessi sono intercambiabili? Non è vero. Non sempre.

Ovviamente molti genitori sono insorti e la Vice – sindaco, Fabiana Martini, ha detto la sua, accusando i genitori di aver mentito. E in generale si è levato il coro di coloro che hanno minimizzato, psicologi che hanno pontificato, saggi e sapienti che hanno spiegato che è bene che i bambini imparino che maschi e femmine sono uguali (ma dopo essersi toccati i genitali, che sono diversi). Hanno avuto il coraggio persino di dire che non si trattava di educazione sessuale.

VitaNuova ha pubblicato la risposta del genitore che ha sollevato la questione: come al solito hanno tentato di rigirarsi la frittata più volte a proposito della mancata trasparenza nell’informazione e condivisione di tali attività con le famiglie. La verità è che la circolare che annunciava la cosa è stata affissa nella bacheca della scuola solo qualche giorno dopo la protesta dei genitori, inviata con raccomandata alla Dirigenza scolastica il 19 febbraio.

E in detta circolare non c’era alcuna “spiegazione” . Il Collegio Docenti è stato convocato e investito della questione ancora più tardi (il 4 marzo) e ancor più tardi (l’11 marzo) gli “esperti” estensori del progetto, estranei alla scuola, sono stati invitati a presentare l’attività “altamente educativa e formativa”, che già era avviata e per cui i genitori avevano già protestato.

Insomma, da tutta questa vicenda possiamo trarre la riprova di ciò che andiamo dicendo da tempo:

– i tentativi di indottrinamento, confusione e corruzione dei nostri bambini sono sempre molto ben mascherati dietro attività e progetti “altamente educativi” che a prima vista non sembrano nocivi: bisogna andare in fondo e studiare bene il materiale;

– vista la connivenza delle istituzioni politiche e culturali, che dovrebbero essere preposte a salvaguardare il sano sviluppo delle persone nel contesto familiare, e che invece si adoperano in tutti modi per scavalcare i diritti della famiglia, violare il principio di sussidiarietà, e insinuare nelle giovani menti idee del tutto soggettive e altamente opinabili,  sta a tutti noi vigilare, informarsi, allertare, denunciare e protestare con tutti i mezzi – anche mediatici – che riusciamo ad avere a disposizione.

Uno di questi mezzi è ProVita: che è nata proprio per informare e formare, “nel nome di chi non può parlare”.

Francesca Romana Poleggi

Chi volesse approfondire e leggere i documenti del suddetto progetto può farlo qui:

Qui potete vedere le schede del “GIOCO DEL RISPETTO”

E qui le linee guida del GIOCO DEL RISPETTO

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