17/01/2017

Gender, aborto, psicoreato e censura su internet

Nel “Nuovo Mondo” che avanza (avanzata che noi faremo del tutto per fermare, o quanto meno disturbare per quanto ci è possibile), l’ideologia gender e la cultura della morte, col relativismo e il nichilismo ad esse connesse, si vorrebbero imporre come come pensiero unico e totalitario.

In Francia, dove l’iter di approvazione della nefasta proposta di cui abbiamo parlato qui è ormai conclusorischia due anni di galera e 30.000 euro di multa un articolo come questo: “Aborto causa di parti prematuri e disabilità“, perché mette in guardia dagli effetti negativi  dell’aborto (a pensarci bene un’Associazione come ProVita finirebbe alla ghigliottina...).

All’ONU hanno introdotto la Gaystapo internazionale: il Consiglio per i Diritti Umani (HRC) dell’ONU ha votato la Sexual Orientation and Gender Identity Resolution (SOGI)che va ben oltre la (giusta) condanna della violenza nei confronti delle persone LGBTQIA(…).

Un Senatore italiano,  in un momento di pausa dallo shopping in California, cioè tra l’acquisto di un bambino e l’altro, ha proposto una legge per vietare ai professionisti le terapie riparative per chi soffre di disturbi di identità sessuale, anche se fosse lo stesso soggetto interessato a chiedere aiuto spontaneamente.

Nikolaj Ivanovič Ežov_1895-1939_psicoreato_omofobia
Nikolaj Ivanovič Ežov (1895-1939)

Da più parti si impone ai genitori di somministrare ormoni che bloccano la pubertà ai bambini che si sentono “gender fluid“, e la proposta di legge Scalfarotto per punire gli omofobi giace in Parlamento in attesa di essere riesumata alla prima occasione favorevole.

Sarebbe orgoglioso dei suoi “discepoli” Nikolaj Ivanovič Ežov, ex capo dell’Nkvd (Narodnyj komissariat vnutrennich, Commissariato del popolo per gli affari interni), dal 1936 al 1938. E’ stato lui l’ideatore dell’ipotesi di reato dell’art. 58 del Codice penale dell’URSS. Il reato di “attività controrivoluzionaria“, definito in modo assai vago, in modo che poi i giudici potessero usarlo per condannare ogni forma di dissenso e spedirla nel Gulag.

Era, insomma, il reato di opinione, quello che Orwell in 1984 poi definì lo “psicoreato“: il divieto non solo di parlare, ma anche di pensare cose diverse da quello che che imponeva lo stato.

Enzo Pennetta, sul suo blog Critica scientifica, si chiede addirittura se «Il 2017 sarà l’anno in cui i siti di informazione libera saranno costretti a chiudere la bocca o a chiudere i battenti.

Di sicuro è un anno che comincia all’insegna di una censura nascosta dietro il neologismo delle ‘fake news’ che è più che altro il termine di una orwelliana neolingua per significare le notizie non allineate con le narrazioni politicamente corrette, che poi sono il termine della stessa neolingua per indicare le narrazioni fornite e approvate dal regime...».

Chissà come mai, dice Pennetta, non si sentiva l’esigenza di censurare le bufale «al tempo delle notizie sulle presunte armi di distruzione di massa in Iraq e al tempo delle notizie dell’impiego di gas nervino da parte dell’esercito siriano:  perché la denuncia di quelle fake news avrebbe scongiurato la morte di un milione circa di persone nel primo caso e non avrebbe fatto rischiare lo scontro militare tra Stati Uniti e Russia al largo della Siria nel secondo e così in molti altri casi. A ben vedere sono gli organi di stampa mainstream che avrebbero bisogno di essere depurati dalle fake news».

Intanto, comunque, la censura politicamente corretta è già attiva da tempo.

Ad Alessandro Benigni,  per un articolo in cui esprimeva delle opinioni assolutamente non offensive o in qualche modo lesive di altri (si veda il  blog Ontologismi) è stato oscurato il profilo Facebook senza alcuna possibilità di difesa. Spiega Pennetta: «Non viene detto in cosa il testo di Benigni fosse ritenuto inadatto, si fa solo riferimento a dei fumosi standard della comunità, un termine dietro al quale si nasconde l’arbitrio più assoluto. La questione dell’omofobia non è sollevata per tutelare i diritti degli LGBTQ ma è un ballon d’essai lanciato per saggiare le reazioni alla nuova forma di censura, passando quella passeranno tutte le altre».

Del resto c’è ancora chi dice che il nostro spot contro l’utero in affitto è omofobo!

«Sta di fatto che Facebook su richiesta di intervenire verso gruppi di bestemmiatori denominato “Gli anticlericalisti“, mi ha risposto tempo fa che non ravvisava comportamenti contrari alle norme della community. E infatti il gruppo è ancora attivo... per la comunità di Facebook dire che le persone religiose sono malate mentali non è lesivo.

Il Papa e la Chiesa cattolica sono definiti “cancro dell’umanità”, ma questo non è incitamento all’odio per FB. Cosa sarebbe successo se ci fosse stata una foto del Gay pride?

I cattolici sono definiti in massa “ipocriti”, neanche questo incitamento all’odio per FB è contro gli “standard” della comunità. E si tratta solo dei primi post che ho trovato sulla pagina.

Di fatto assistiamo ad un’operazione asimmetrica che blocca certi contenuti e ne promuove altri, per questo tutti, anche chi la pensa diversamente, dovrebbero protestare contro le misure come quelle adottate nei confronti di Alessandro Benigni».

Insomma, la prospettiva di un regime totalitario e liberticida che impone “pensieri e parole” si fa sempre più concreta.  Il bello è che oggi, molti sono felicemente sottomessi alla dittatura del pensiero unico: credono di avere guadagnato “diritti” e “libertà”.

Alba Mustela


#STOPuteroinaffitto: firma e fai firmare  qui la petizione 

contro l’inerzia delle autorità di fronte alla mercificazione delle donne e dei bambini

 

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