02/02/2017

Gender a teatro, ma ci vanno le scuole: questo è il problema

A proposito dello spettacolo Fa’afafine, la storia del bambino indeciso se essere maschio o femmina (ma il gender non esiste, vero?), ci sembra interessante riportare un post dell’avvocatessa Giovanna Arminio.

Spiega lucidamente qual è il problema del “gender a teatro”, e illustra la protesta dei genitori e degli insegnanti di Bolzano che è una delle città dove lo spettacolo è stato fortemente contestato.

C’è stato un incontro tra la Sovrintendenza scolastica, il regista di Fa’afafine, Scarpinato, i genitori, gli insegnanti e un vasto pubblico di associazioni che andava da Generazione Famiglia ai diversi esponenti della politica locale.

Un risultato importante è stato ottenuto: «Il punto di vista opposto al pensiero unico (che vuole imporre l’esistenza di un terzo sesso neutro) trova spazio nella rassegna stampa locale e non è affare di ALCUNI genitori ma di MOLTI genitori.

In estrema sintesi:

1) il nostro problema, come genitori, non è il regista o lo spettacolo in sè. Il regista offre un prodotto teatrale, guadagna, fa il suo lavoro. Il nostro problema è la scuola e l’ostinata convinzione che questo tipo di spettacolo sia adatto a bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni e che le informazioni sul “tema” (che non si è comunque capito quale sia: disforia di genere? Omosessualità? Transessualismo?) debbano appunto essere fornite dallo stesso regista;

2) gli insegnanti ammettono che essi non predispongono alcuna attività didattica preparatoria allo spettacolo (perché ovviamente non hanno alcuna competenza in materia di disforia di genere/transessualismo/ermafroditismo) e alcuni hanno già deciso di portare i ragazzi a teatro affidandosi fideisticamente alle spiegazioni del regista (secondo il quale bisogna essere liberi di identificarsi nei 23/24 generi esistenti [l’avvocatessa sbaglia ! sono più di 70! Forse sono infiniti i “gender” che uno si può “sentire”! ndR] e non ha alcuna competenza pedagogica);

3) in alcune scuole di Bolzano è stato chiamato lo psicologo per parlare del “tema” (quale?);

4) raccogliamo la segnalazione di alcuni genitori che depositano il consenso informato in segreteria e vengono “convocati” dalla dirigente;

5) raccogliamo la segnalazione di insegnanti che si rifiutano di portare i loro allievi a teatro e per questo (essendo nel loro anno di “prova”) vengono caldamente invitati dal dirigente ad accompagnare gli studenti e presentare lo spettacolo in modo preconfezionato.

➖È normale che per prepararsi ad uno spettacolo teatrale venga fatto arrivare lo psicologo in classe? Ma il teatro non rientra tra le attività didattiche?

➖Gli insegnanti sono liberi di definire gli ambiti della loro didattica o devono piegarsi al pensiero unico?

➖ I genitori hanno ancora l’esercizio della libertà educativa (riconosciuta dalla costituzione) sui propri figli o devono delegare non tanto alla scuola, quanto al regista di turno?

Redazione


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