06/12/2016

Gender a scuola: in Perù continua la mobilitazione delle famiglie

In Perù, la battaglia contro l’indottrinamento gender nelle scuole continua e alla grande.

Alcuni giorni fa abbiamo dato notizia di una importante manifestazione di genitori preoccupati per il nuovo Curricolo Nazionale per l’Educazione di Base approvato dal Ministero dell’Educazione e che entrerà in vigore nel prossimo anno scolastico. Un documento che in pratica introduce, con i soliti metodi subdoli, la teoria gender a scuola.

Le proteste però non si fermano ed anzi si è formato un fronte comune, promosso dalle varie confessioni religiose del Paese, per chiedere al governo di intervenire.

Lo scorso 29 novembre, a Lima, è stata lanciata la campagna #ConMisHijosNoTeMetas (ovvero, “non metterti contro i miei figli”). A dare il via alla mobilitazione sono stati leader cristiani, politici peruviani e alcuni rappresentanti del mondo associazionistico colombiano (in Colombia, lo ricordiamo, si sta affrontando lo stesso problema).

In quest’occasione, i partecipanti all’evento hanno sottoscritto e reso pubblica la Dichiarazione di Lima, in cui ribadiscono di volersi battere per la difesa di tre principi fondamentali, quelli che noi chiameremmo “non negoziabili”. Innanzi tutto hanno promesso di tutelare il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, senza il quale ogni altro diritto viene meno. Poi si sono impegnati a lottare per la protezione della dignità della famiglia naturale, fondata sull’unione tra un uomo e una donna e cellula-base della società. Infine, hanno dichiarato di difendere la libertà religiosa, sempre più conculcata dai poteri statali e sovrastatali, così desiderosi di imporre i dogmi del laicismo più estremo e totalitario.

A proposito di religione, due mesi fa il presidente peruviano Kuczynski (un liberale eletto, bisogna dirlo, con i voti della sinistra) aveva pronunciato una sorte di consacrazione del Perù ai Cuori di Gesù e di Maria. A parte il contesto informale e affatto solenne in cui il tutto è avvenuto, si è trattato di un gesto alquanto superficiale. La nostra Redazione, che conosce un po’ la realtà peruviana, non si è minimamente illusa. In Perù infatti il presidente deve tener conto del ruolo del cattolicesimo e dunque, in quanto Capo di Stato, è in un certo senso obbligato a partecipare a certe manifestazioni ufficiali impregnate di religiosità. Lo stesso dittatore comunista Alvarado, decenni fa, dovette portare a spalla il Señor de los Milagros, insieme ai suoi ministri.

La realtà è che si sta facendo di tutto, direttamente o indirettamente, per traghettare il Perù verso i nuovi diritti: aborto, “matrimonio” gay e... gender nelle scuole.

Redazione

Fonte: AciPrensa


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contro l’inerzia delle autorità di fronte alla mercificazione delle donne e dei bambini

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