06/09/2022 di Giuliano Guzzo

Gender a scuola. Il pericolo ora anche sui diari dei bambini!

«Il momento “giusto” per avere una esperienza sessuale è quando lo decidi tu». «La verginità è un’idea piuttosto limitata». «Nel sesso tutto deve avere come unico obbiettivo il piacere». «Guardare materiale pornografico non è sbagliato». «Non c’è nulla di strano nell’essere attratti da porno transessuale, sentiamoci liberi!». Tutte queste affermazioni, attenzione, non sono tratte da uno o più film porno. Non sono neanche estratti di passaggi di un’intervista rilasciata da qualche regista a luci rosse. Non si tratta neppure dei tweet di una pornostar desiderosa di pontificare su questo e su quello.

Niente di tutto ciò: le frasi poc’anzi citate – incredibile ma vero – sono tratte dalle pagine dell'agenda Smemoranda 2022/2023, acquistata in queste prime settimane di scuola da alunni e studenti, da bambini e adolescenti. Proprio così: infilati tra un giorno e l’altro, come se nulla fosse, questi inni alla ipersessualizzazione sono contenuti nei diari scolastici. Non ha senso specificare quali per un motivo semplice: è una tendenza generale, che sta dilagando.  Il che, inutile nasconderlo, risulta qualcosa di altamente problematico.

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Se infatti fino ad oggi i genitori intenzionati a mettere i loro figli al riparo da visioni ideologiche e senza dubbio parziali di temi eticamente sensibili, dovevano solo – si fa per dire - preoccuparsi dei sedicenti “esperti” che non di rado vengono invitati in assemblee di istituto o a tenere lezioni “contro il bullismo e gli stereotipi di genere”, ora le cose sono cambiate; e non in meglio, evidentemente. Adesso l’ideologia gender e le sue ramificazioni mettono le loro radici direttamente negli zaini dei ragazzi, attraverso appunto le agende e i diari. Un fenomeno del tutto nuovo e che, se da un lato non è impossibile da stanare, dall’altro richiede senza dubbio a padri e madri un supplemento di vigilanza anche su tale versante, fino a ieri considerato sicuro.

Certo, tutto questo comunque un problema lo solleva: come mai? Per quale motivo chi realizza agende e diari destinati ai ragazzi si industria nell’imbottirle di messaggi ideologici e diseducativi? Porsi un simile quesito pare davvero il minimo. E probabilmente si può pure azzardare una risposta, che è la stessa per la quale da anni i cartoni animati e le favole per ragazzi, come noto, sono diventati anch’essi territorio di semina per veicolare un’antropologia liquida, edonistica e sradicata dai legami affettivi; e cioè il fatto che chi lavora in tali settori si è a sua volta formato in atenei e università dove dominano il pensiero gender e la cosiddetta cultura woke.

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Significativo, al riguardo, quanto scritto sul sito European Conservative da Roger Watson - accademico già docente all'Università di Hull -, recensendo “How Woke Won” (John Wilkes Publishing 2022), il nuovo libro di Joanna Williams: «I veri campi di addestramento woke oggi sono le università. Qui agli studenti viene insegnato sempre meno a pensare, a vantaggio di ciò che viene insegnato. Le opinioni woke sono promulgate all'interno di corsi e curricula, dai sindacati e dalle società studentesche e rafforzate dal pensiero di gruppo. Le opinioni dissenzienti vengono silenziate con metodi che avrebbero fatto felice il presidente Mao».

Se i nuovi laureati, che sono quelli che vanno a lavorare in case editrici e in circoli artistici, con l’editoria e con l’intrattenimento, si sono formati in simili contesti di indottrinamento – ed è inevitabile che sia così, purtroppo -, ecco che non stupisce che persino le agende per i bambini, alla pari dei cartoon e delle favole per piccoli, abbiano perso totalmente “la loro innocenza”. Tuttavia, questa spiegazione nulla toglie, anzi, alla necessità da parte dei genitori, come si diceva, di alzare la guardia. Oggi, infatti, chi vuole fare il lavaggio del cervello ai più giovani o comunque condizionarli pesantemente nelle loro visioni, non ha neppure bisogno di fissare un incontro con loro a scuola o a teatro e neppure in televisione. Perché è già nelle loro mani o, appunto, nei loro zaini.

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