05/09/2015

Gender a scuola: il gruppo Civica Trentina dà battaglia

In Trentino continua la battaglia contro l’indottrinamento gender a scuola.

Come già avvenuto in Basilicata, Veneto e Lombardia e altrove, anche a Trento la politica si muove per fermare chi pretende di insegnare ai bambini che bisogna superare la differenza tra uomo e donna (vedi qui e qui per capire le minacce incombenti).

Il gruppo consiliare Civica Trentina «ha deciso di fornire supporto alle famiglie che intendono avere chiarimenti sulle iniziative didattiche promosse nelle scuole trentine in tema di gender, identità sessuale ed educazione all’affettività», dice un comunicato. «Saranno fornite – continua – sia informazioni sull’argomento, sia suggerimenti su come comportarsi per vedere riconosciuto il fondamentale diritto delle famiglie a decidere circa l’educazione da impartire ai figli».

E per ribadire la bontà di questa scelta, la Lista Civica Trentina ricorda a tutti i simpatizzanti dell’ideologia gender alcuni articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. «La prima, all’art. 3, prevede che: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai figli”. La seconda, all’art 2 del Protocollo addizionale, recita: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”. Per tutelare tale fondamentale diritto (il primo ad essere soppresso dai regimi totalitari di ogni colore), abbiamo avviato la presente iniziativa e presentato la proposta di mozione che potete leggere cliccando il link».

La mozione, datata 3 settembre, dopo aver citato gli articoli sopra riportati ed essere tornata sul “gioco del rispetto” tenutosi in diverse scuole di Trieste nei mesi scorsi, ricorda che in Trentino, con il beneplacito della Giunta provinciale, «a partire da questo anno scolastico verranno attivati in alcune scuole trentine che ne hanno fatto richiesta (21 istituti) 61 “percorsi di educazione alla relazione di genere”. Destinatari di alcuni di questi (30 attivazioni per il Percorso 3) sono gli studenti delle scuole medie e superiori (quindi nella quasi totalità minorenni). Gli altri percorsi attivati sono rivolti ad insegnanti e genitori ed sono con tutta evidenza prodromici alla prossime estensione di tali iniziative in misura assai più generalizzata agli studenti; diversamente non avrebbe senso “formare” insegnanti e genitori».

BludentalLa scusa è, come al solito, combattere i pregiudizi esistenti tra i ragazzi. Peccato però che, come scritto nella mozione, ciò non corrisponda alla realtà, come dimostra una recente indagine. «La ricerca, commissionata dal Forum per la Pace e svolta dall’Università di Trento, ha interessato ben un migliaio di studenti trentini e dato i seguenti risultati: il 91% ritiene giusto che gli uomini svolgano anche le faccende domestiche, il 58% ritiene che i ruoli di padre e madre siano del tutto intercambiabili (se non per l’allattamento), il 96% ritiene che la carriera sul lavoro sia adatta anche alle donne, il 91%, infine, ritiene che le donne siano adatte alla politica esattamente come gli uomini». Di cosa stiamo parlando allora?

Altro fatto segnalato da Civica Trentina è «quanto accaduto in occasione del seminario svoltosi nel marzo scorso a Trento dal titolo “Bambini e bambine: educazione, prospettive, pari opportunità”, promossa dal Comune di Trento». La mozione rammenta che «il seminario, nel corso del quale un bel po’ di tempo è stato dedicato dagli esperti intervenuti a demolire le fiabe “tradizionali” (quelle con principi e principesse per intenderci), ha visto l’intervento di un rappresentante del Comune di Trento, che, forse travolto dall’entusiasmo, ha testualmente affermato: “Noi (il Comune) vogliamo asili in cui i maschietti possono, anzi debbono, giocare con le bambole”».

Per queste ragioni, il gruppo politico chiede alla Giunta provinciale di sospendere l’attuazione dei “percorsi di educazione di genere” o, in via subordinata, di rispettare il diritto dei genitori ad educare come meglio credono i loro figli, coinvolgendoli nei progetti scolastici.

La battaglia continua.

Redazione

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