09/02/2017

Gaystapo all’attacco di Mediaworld: per quale colpa?

Sappiamo bene come alcuni grandi gruppi e strutturate multinazionali , abbiamo modificato la loro politica commerciale per intercettare i nuovi movimenti sociali. Poiché la clientela Lgbt sembra rappresentare una voce interessante per le aziende, queste stesse si mostrano molto attente a includerla nelle loro politiche aziendali. E anche perché la Gaystapo è occhiuta, potente e sempre pronta all’azione.

E’ notizia recente, che quindi non sorprende, che il colosso Mediaworld, a seguito di una campagna commerciale orientata al San Valentino di cui spiegheremo a breve i contenuti, abbia sperimentato la scure e le proteste (affidate al web) della Gaystapo.

Il recente caso – ovvero la “corsa di san Volantino”, per cui se acquisti alcuni prodotti in offerta puoi essere sorteggiato per ulteriori acquisti gratuiti – a patto che di essere maggiorenni e in coppie di persone di sesso opposto – permette di fare alcune riflessioni sulla politica Lgbt e l’efficacia della Gaystapo nel nostro Paese e sulla percezione che la gay community ha di sé.
Intanto per la cronaca proprio di recente sono arrivate le scuse da parte di Mediaworld.  Per quale motivo? Per aver pensato a due innamorati di sesso opposto. Ovviamente.Gaystapo_ omosessualismo

Qualsiasi azienda dovrebbe essere libera di scegliersi il target che più ritiene idoneo. Il clima da caccia alle streghe o da rabbia estrema (il profilo Mediaworld è stato sommerso da commenti poco lusinghieri, per quale colpa?), tipico dell’azione della Gaystapo, non fornisce un’immagine  lusinghiera e coerente del movimento che “persegue la parità”. Fra l’altro quella parte di società che si sentiva esclusa poteva non comprare e invitare a non farlo. Ma il creare un clima di intimidazione e violenza  (come non ricordare il caso Barilla) non si addice a chi si batte per i ” nuovi diritti” civili. Quali diritti? I diritti solo di alcuni?

Mediaworld non ha commesso nessun errore. Da sempre nell’immaginario collettivo e nella sedimentazione culturale “San Valentino” è una figura accostata ad innamorati, di sesso opposto. E se “discriminare” è odioso, lo è sempre. Non solo quando quella discriminazione non rientra nei nostri interessi del momento. (Senza contare che se non si facessero le giuste discriminazioni, tra cose e situazioni diverse, sarebbero guai seri per tutti...).

Su questo qualcuno dovrebbe riflettere dando libertà totale ad aziende, marchi, multinazionali, ecc, di agire e di indirizzarsi secondo le proprie radici e le proprie inclinazioni commerciali e di target, senza causare sommosse e insulti che per ora vengono arginati dal web. Domani chissà.

William Lepore

 


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