03/09/2019

Fusaro su campagna #NOEUTANASIA: "Giusta battaglia. Siamo liberi solo in astratto e per morire"

Il no secco e deciso all’eutanasia e al suicidio assistito da parte di Pro Vita & Famiglia è arrivato con l’inizio di una campagna di sensibilizzazione che ha visto l’affissione di numerosi manifesti per le strade della Capitale, di Milano e, in seguito, di numerose altre città italiane. Una campagna che vuole contrastare una società, come quella odierna, che considera sempre più spesso le vite umane come un qualcosa da scartare quando non più utili. Ad affermarlo è stato il filosofo Diego Fusaro, intervistato da Pro Vita & Famiglia.

Cosa ne pensa della nuova campagna contro l’eutanasia?

«Credo che sia una giustissima modalità quella dei manifesti, perché in un periodo storico dove tutto è normalizzato e accettato, è giusto insistere sul fare in modo che non appaia normale ciò che si vede sempre fare. Quindi condivido in pieno la campagna e mi sembra sia una giusta battaglia contro la società dei consumi che ormai considera la vita come una merce usa e getta, dove le vite non immediatamente utili e spendibili verranno uccise e rimosse tramite le forme dell’eutanasia. La logica dei liberali che vogliono queste pratiche è che in astratto sei ‘libero’, ma nel concreto sarai costretto a toglierti la vita».

Nella campagna si chiede allo Stato di occuparsi delle cure palliative. Ma col nuovo governo che si va formando verso che direzione si va per quanto riguarda queste pratiche?

«Il nuovo governo sarà, come lo definisco io, ‘giallo-fucsia’ perché di rosso non ha proprio nulla e non avrà nulla, nel programma e in quello che si farà, che davvero andrà a favore dei lavoratori, del lavoro, del sociale e delle istante una volta appannaggio della sinistra. Sarà un governo, quindi, che concepirà la società quasi come un enorme ‘bazar’ di libero consumo. Credo che su questi temi etici e riguardanti il fine-vita sarà un governo assolutamente insensibile, anche perché soprattutto nelle frange delle sinistre fucsia vediamo un nichilismo che disprezza la vita e che si occupa solo della morte. L’unica ‘cura’ che riescono a proporre, infatti, è quella dell’eutanasia e non si occupano delle nuove vite».

La campagna vuole far immedesimare il lettore in un problema e un pericolo che, appunto, riguardano tutti. Cosa ne pensa?

«Il punto centrale è che si parla di vite umane, non di argomenti astratti e lontani. Quindi è giustissimo chiedere alle persone ‘cosa faresti tu se ti trovassi in prima persona in una situazione di questo tipo’. In questo modo cambia totalmente la questione, come insegna Kierkegaard è la questione dell’individuo e dell’angoscia che lo caratterizza. Mi pare dunque giusto porre la questione come è stato fatto con i manifesti, mettendo al centro le persone e le vite umane e non studi astratti, algoritmi di facebook e numeri».

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