Sul fine vita qualcosa si sta muovendo. E la vera notizia non è solo la bocciatura di un disegno di legge, ma che essa arriva dalla laicissima e liberale Francia, guidata dal progressista Emmanuel Macron e da un Parlamento in larga parte a trazione progressista. Stiamo parlando, infatti, della proposta di riforma che avrebbe spalancato le porte al suicidio medicalmente assistito e che è stata bocciata dal Senato, tra l’altro pochi giorni dopo la grande mobilitazione della Marche pour la Vie di Parigi.
La bocciatura al Senato
La svolta è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 21 gennaio, quando l’articolo 4 della proposta di legge è stato bocciato: su 318 elettori, di cui 267 voti espressi, 123 sono stati i favorevoli e 144 i contrari. Non un articolo qualunque, ma quello “chiave” dell’intero documento, sull’assistenza medica al suicidio e che ha quindi di conseguenza svuotato di senso l’intero impianto normativo. Dunque, dopo l’approvazione in prima lettura dell’Assemblée nationale (la Camera bassa) il 27 maggio 2025 della proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito, il Senato (la Camera alta) lo ha affossato. Stando alla cronaca della stampa francese, determinante sarebbe stata la consapevolezza che tale norma avrebbe trasformato il medico da curante in dispensatore di morte, introducendo un precedente gravissimo nella legislazione francese. È dunque prevalsa un’impostazione più prudente, conservatrice e orientata a bocciare la norma pur di non rischiare una deriva eutanasica, ma anzi lasciare la legislazione francese così come è attualmente per concentrarsi dunque - o almeno si spera - sul rafforzamento delle cure palliative e dell’accompagnamento dei malati, escludendo qualsiasi intervento finalizzato a provocare la morte. Nel dibattito in aula, infatti, è emersa con forza anche la preoccupazione per le conseguenze sociali che una simile riforma avrebbe potuto portare, in particolare per le persone anziane, disabili e fragili, che rischiavano di sentirsi un peso e di subire pressioni esplicite o implicite a scegliere la morte.
Migliaia in piazza per la Vita
Quanto accaduto in Senato, però, non è un evento isolato né è stato frutto del caso. In tutta la Francia, infatti, c’è un sentimento diffuso a favore della tutela della vita: società civile, politici, associazioni pro life, fino al mondo ecclesiastico. Pochi giorni prima di quel voto, inoltre, Parigi è stata protagonista dell’annuale Marche pour la Vie che, domenica 19 gennaio, ha portato nelle strade della capitale oltre 10mila persone. Al centro della manifestazione messaggi semplici ma forti, incentrati sul tema del fine vita: «la dignità non si sopprime», «la risposta alla sofferenza è la cura, non la morte», «la medicina nasce per guarire e accompagnare, non per uccidere», alcuni dei cartelli più iconici. Dal palco, inoltre, gli organizzatori della Marche hanno denunciato il rischio di una frattura antropologica profonda, che colpisce soprattutto i più fragili, e si è ribadita l’urgenza di investire davvero nelle cure palliative e nell’assistenza ai malati terminali, invece di offrire loro una scorciatoia mortale.
E l’Italia che fa?
In Francia, inoltre, la mobilitazione popolare è stata accompagnata da prese di posizione chiare anche da parte dei vescovi, che hanno criticato apertamente la proposta di legge sul fine vita definendola inutile, inappropriata e pericolosa, e sono di fatto stati ascoltati nel dibattito pubblico. Tutto questo pone interrogativi e spunti di riflessione importanti, soprattutto per il nostro Paese.
Infatti, se in una nazione storicamente laica e progressista come la Francia si è arrivati a questo risultato, ascoltando la società civile, le associazioni e scegliendo la strada della cura, a maggior ragione ciò dovrebbe essere possibile anche e soprattutto in Italia. Con un Governo e un Parlamento di centrodestra, infatti, è legittimo aspettarsi lo stesso coraggio, anzi di più. Per questo l’auspicio è che anche qui si arrivi a una forte mobilitazione di popolo, come sicuramente avverrà con la Manifestazione Nazionale “Scegliamo la Vita”, in programma a Roma il prossimo 20 giugno 2026, ma soprattutto il più grande auspicio è che il Parlamento - in particolare il Senato - bocci una volta per tutte, e sul nascere, la proposta di legge sul fine vita, già da tempo in discussione proprio a Palazzo Madama, dove tornerà orientativamente verso metà febbraio. Non si potranno fare sconti, non si potranno fare compromessi. In gioco c’è la vita e la dignità dei più fragili.