Nei Paesi Bassi è stato reso pubblico il primo caso di applicazione della normativa eutanasica che, dal febbraio 2024, consente di porre fine alla vita di bambini tra uno e dodici anni. A renderlo noto è stata la Commissione di revisione sull'interruzione tardiva di gravidanza e sulla fine vita (RTE) e si tratta del caso di un bambino di circa due anni, morto alla fine del 2025. Il caso è stato confermato in un primo momento al Parlamento olandese dal ministro della sanità Sophie Hermans già nel giugno scorso, ma la Commissione ha concluso la propria valutazione e pubblicato le conclusioni pochi giorni fa.
Il cavallo di Troia della diagnosi
Il bambino era nato estremamente prematuro, dopo 26 settimane di gestazione, e presentava un grave danno cerebrale con paralisi cerebrale severa, una significativa menomazione visiva ed episodi epilettici frequenti e resistenti ai farmaci. A questo quadro si aggiungevano difficoltà respiratorie e di deglutizione causate dal muco nei polmoni, oltre a una condizione prolungata di irrequietezza e insonnia. Ecco quindi che questa situazione, oggettivamente drammatica – nessuno, ci mancherebbe, mette in dubbio questo – è stata presentata dalla Commissione come giustificazione per l'uccisione del bambino, affermando che «tutti gli aspetti dell'essere umano – motori, comportamentali e di personalità – erano gravemente compromessi», e la prognosi indicava che il bambino non sarebbe sopravvissuto fino all'età adulta. La logica eutanasica – questo purtroppo non ci stupisce – è infatti quella che preferisce sopprimere il sofferente anziché cercare di alleviare, per quanto possibile, le sofferenze.
Un caso pieno di ombre
Il caso è però ancora più controverso perché la valutazione iniziale di alcuni medici indipendenti aveva escluso i criteri poi confermati dalla Commissione: in un primo momento, infatti, dei medici avevano stabilito che il bambino «non soffriva in modo continuativo e insopportabile» e che esistevano «ancora alternative ragionevoli, come opzioni palliative e altri farmaci». Nonostante questa prima valutazione, la Commissione di revisione ha concluso che il medico che ha eseguito la procedura di eutanasia ha rispettato rigorosamente tutti i requisiti di dovuta (fantomatica) diligenza previsti dalla normativa del 2024, che richiede una sofferenza insopportabile e senza prospettive, l'assenza di alternative ragionevoli e il parere favorevole di almeno un medico indipendente.
Una deriva già concreta
Ma le assurdità e la vergogna non sono finite. Basti infatti pensare che, come riportato da alcuni media olandesi, un medico che dovrebbe essere – il condizionale è per noi d'obbligo – specialista proprio in cure palliative presso l'Università Medica di Groningen (UMCG), ovvero il professore Eduard Verhagen, ha dichiarato che «molti medici e genitori ne trarranno beneficio in futuro», pur riconoscendo la difficoltà emotiva della procedura per il personale sanitario. Dunque l'uccisione di un bambino di due anni per via eutanasica sarebbe di «beneficio» futuro per genitori e per i medici? La risposta a tale follia non si è fatta attendere, ed è giunta dal Regno Unito: Catherine Robinson, portavoce di Right To Life UK, ha dichiarato che «una morte anticipata non è la soluzione per chi soffre di una malattia, a prescindere dall'età». Il parlamentare britannico Lord David Alton ha invece commentato: «Si comincia con un po' di eutanasia, ed è qui che inevitabilmente si arriva. Rendetela legale e diventa semplicemente un'altra opzione».