«L'unica vera emergenza in Umbria sono le cure palliative: ogni altra strada, a partire dal suicidio assistito, è la resa a una logica di scarto. Ci rivolgiamo a tutti i consiglieri regionali, invocando un voto secondo coscienza, e in particolare al centrodestra, perché fermino questa proposta: questa legge non serve, poiché le tutele contro il dolore e gli strumenti normativi esistono già. In un'Umbria con 63mila disabili gravi, 60.000 caregiver soli e 80 suicidi l'anno, secondo i dati Istat, offrire la morte anziché i sostegni è una sconfitta inaccettabile». Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, è intervenuto in audizione in Terza Commissione sulla proposta di legge "Liberi Subito".
Brandi ha ricordato che la Legge 219/2017 e il Codice Deontologico garantiscono già il diritto di rifiutare le cure, mentre per le sofferenze estreme esiste la sedazione palliativa profonda e continua per accompagnare alla morte naturale. Ha ribadito che «in Umbria il diritto alle cure palliative, sancito dalla legge 38/2010, resta disatteso, con oltre due terzi dei malati privi di accesso alle terapie, secondo i dati SICP 2025. Offrire il suicidio assistito non è libertà, ma sarebbe la resa delle istituzioni».
Le conseguenze della legge, ha aggiunto Brandi, «sarebbero quindi devastanti: in una sanità a corto di fondi, la morte erogata rischia di diventare la "soluzione economica" preferita rispetto alla presa in carico di malati cronici e disabili. La Consulta, con le sentenze 135/2024 e 66/2025, ha già evidenziato il rischio di "pressione sociale e psicologica" sui più fragili, mentre le scelte si baserebbero su diagnosi e prognosi spesso fallibili». Brandi ha concluso: «Né lo Stato né le Regioni hanno l'obbligo di legiferare: lo stop arrivi qui e poi in Parlamento».